Un itinerario di 12 giorni nella meravigliosa terra del sol levante. Un viaggio alla scoperta di un popolo dalla cultura millenaria che si impegna a mantenere viva e intatta la sacralità dei propri rituali a fronte di un’evoluzione tecnologica vertiginosa. Un paese dai mille contrasti e dalle profonde contraddizioni ma che con i suoi templi silenziosi e i suoi giardini scenografici vi porterà in un altro tempo alla ricerca della vostra anima più pura.
Periodo: Maggio 2016
Mezzo di trasporto: Treno
Pernottamento: Albergo, Guesthouse, Ryokan
Non potevamo che decidere di esplorare questo paese straordinario con il suo mezzo più veloce ed efficiente: il treno. Possiamo assicurarvi che un viaggio su uno Shinkansen è decisamente un’esperienza da provare, anche soltanto per la sua puntualità a dir poco surreale. Inoltre, la compagnia ferroviaria giapponese offre ai viaggiatori stranieri la possibilità di acquistare il Japan Rail Pass, un abbonamento molto conveniente di 7, 14 o 21 giorni utilizzabile su gran parte della sua rete. Per coprire il nostro itinerario è sufficiente un abbonamento ordinario di 14 giorni che comprende, oltre agli spostamenti extraurbani, anche la monorotaia e la linea metro JR di Tokyo. Il voucher deve essere acquistato online per poi essere scambiato con il pass direttamente in aeroporto. Mi raccomando, leggete bene tutte le condizioni di utilizzo e ricordatevi di prenotare sempre un posto a sedere alle biglietterie ferroviarie prima della partenza (meglio se con un giorno di anticipo).
La primavera è sicuramente il periodo perfetto per visitare il paese e, se i vostri impegni ve lo permettono, cercate di pianificare il viaggio durante la fioritura dei ciliegi, la cui previsione è consultabile sul sito del turismo (www.jnto.go.jp/sakura/eng/).

Accompagnate il vostro viaggio con il romanzo di Arthur Golden “Memorie di una Geisha”, dal quale è stato anche tratto un omonimo film. Lasciatevi incantare da un mondo antico, affascinante e crudele, ormai quasi del tutto perduto, ma del quale permane un eco lontano nelle deliziose strade di Gion.
GIORNO 1 Orientamento Narita -> Tokyo

Appena sbarcati all’aeroporto di Narita, dopo una lunga ed estenuante fila per il visto, veniamo catapultati in una folla ordinata ma isterica, sommersi da cartelli colorati di tutte le dimensioni tra i quali a stento riusciamo a identificare le indicazioni in lingua occidentale. La marea di gente rumorosa ci stordisce letteralmente e facciamo un po’ di fatica a sbrigare le prime pratiche di accesso al paese, tra cui il prelievo degli yen e del Japan Rail Pass. Una volta raggiunta la capitale con il Narita Express, che ci permette di sfruttare subito l’ampia offerta del nostro pass, andiamo alla ricerca del nostro albergo, il Sotetsu Fresa Inn. Decidiamo di esplorare subito i dintorni passeggiando per il caratteristico quartiere di Tamachi dove proviamo per la prima volta la cucina tradizionale giapponese. Stremati dal viaggio e dai ritmi frenetici di una città che non dorme mai, ci lasciamo andare ad un sonno ristoratore, indossando il delizioso pigiama kimono offerto dall’albergo.
GIORNO 2 Cuori pulsanti Tokyo
Varchiamo il nostro primo torii al Yasukuni-jinja, dove entriamo per la prima volta in contatto con la sacralità dei santuari giapponesi, perfettamente integrati in questa megalopoli sovreccitata. Proseguiamo poi esplorando i dintorni del Palazzo Imperiale con i suoi giardini incantevoli e perfettamente curati. Per tutta la lunga passeggiata nel giardino orientale Higashi gyoen, tra glicini e ninfee, ci sembra di vivere in un dipinto dai colori variegati e se non fosse per i grattaceli che fanno continuamente capolino potremmo quasi dimenticarci di essere circondati dalla civiltà del cemento. Lasciamo questa amena atmosfera per catapultarci nel cuore pulsante della città, Ginza. I grattaceli ci sovrastano con violenza e cominciamo già ad avere le vertigini, ma non possiamo perderci il caratteristico mercato di Tsukiji con i suoi odori penetranti e la sua anima vibrante. Dopo pranzo ci spostiamo al parco di Ueno dove passeggiamo tra i santuari e un laghetto con delle buffe barchette a noleggio. Concludiamo la giornata al tempio buddista Senso-ji dove l’affollamento rende l’atmosfera decisamente poco spirituale.



Passiamo la serata nella nevrotica Shibuya in compagnia di Hachiko e di luci e suoni decisamente ingombranti. Per tutta la notte dobbiamo fare i conti con le affascinanti contraddizioni di questo luogo con il sonno che stenta ad arrivare.

GIORNO 3 In bilico tra sacro e profano Tokyo
Affrontiamo la mattinata perdendoci tra i viali e le bancarelle di Akihabara, il tempio dell’elettronica. E’ un tripudio di suoni e colori, tra negozi di manga, anime, videogiochi, giocattoli e tutto quello che l’evoluzione elettronica ha potuto creare sotto l’influsso di una fantasia morbosa. Il quartiere, popolato da cosplayers, maids e pupazzi viventi di tutti i tipi, fa parte di un mondo che sembra aver dimenticato il senso ultimo della vita, o forse ha provato ad inventarsene uno nuovo, più intrigante. Proviamo ad addentrarci in una sala da gioco tra centinaia di macchine del pachinko in piena attività, ma il rumore penetrante e l’atmosfera di dipendenza ci fanno fuggire sconvolti. Sopraffatti da questa atmosfera soffocante, dove tutto è eccesso e provocazione, ci rifugiamo al tempio confuciano di Yushima Seido, una vera e propria oasi di pace in un tripudio infernale. Il silenzio assordante e la completa solitudine ci purificano l’anima e ci ricordano che il mondo a noi noto è ancora possibile. Terminiamo il giro del quartiere pregando per un po’ di ricchezza e prosperità al vivace santuario scintoista di Kanda Myojin.



Ci spostiamo nel quartiere di Harajuku per esplorare il grandioso santuario Meiji-jingu, uno dei luoghi più affascinanti del viaggio. Attraversiamo il suo parco rigoglioso e incontaminato per poi approdare in un luogo senza tempo, accolti da esibizioni artistiche e cerimonie nuziali. La grazia e la delicatezza degli artisti e delle geishe ci ipnotizzano e contribuiscono a rendere il luogo magico e surreale.


Facciamo aperitivo in un locale del suggestivo labirinto di vicoli di Golden Gai per poi farci annebbiare la mente dal quartiere di Shinjuku. Non possiamo che concludere in bellezza questa lunga giornata godendo del senso di vertigine dato dal quarantacinquesimo piano del Tokyo Metropolitan Government Building con la sua vista mozzafiato.

GIORNO 4 Il fascino della tradizione Tokyo
Dedichiamo il nostro inizio di giornata al quartiere del sumo di Ryogoku. Profondamente delusi dal non aver trovato un biglietto per il torneo presso lo stadio nazionale, decidiamo di passeggiare nella zona con lo scopo di assistere a qualche allenamento mattutino. Pur non riuscendo ad accedere alle palestre, la nostra curiosità viene soddisfatta dagli incontri di strada. Gli enormi corpi informi degli atleti sono così sconvolgenti da impedirci di avvicinarci. Li osserviamo da lontano, rapiti, attenti a non farci scorgere. A questo punto prendiamo la monorotaia Yurikamome che, attraversando il Rainbow Bridge, ci porta sull’isola di Odaiba. Passeggiamo in compagnia di una riproduzione della statua della libertà e di un Gundam a grandezza naturale, con la scenografica baia di Tokyo sullo sfondo.



Concludiamo il pomeriggio assistendo ad uno spettacolo del teatro Kabukiza, invogliati dal fatto che i lunghi drammi siano divisi in atti relativamente brevi a cui si può assistere singolarmente. Il teatro kabuki è un’esperienza unica che sconvolge per la sua incredibile espressività, tale da renderlo comprensibile anche ad una mente occidentale. Rimaniamo piacevolmente sorpresi dal pubblico estremamente partecipe, distante dalla passività a cui siamo ormai tristemente abituati in occidente.
GIORNO 5 Non sento, non parlo, non vedo Nikko
Dedichiamo l’intera giornata all’imponente complesso di santuari di Nikko, che raggiungiamo dopo circa due ore di viaggio con il treno JR. Superato il rosso ponte Shinkyo, ci sentiamo subito immersi nella sacralità del luogo e ad ogni passo ci meravigliamo sempre di più di come l’uomo possa aver concepito tanta perfezione ed eleganza. Gli edifici sono magicamente integrati con la natura circostante e il silenzio e la pace sono a dir poco stranianti. Gli incantevoli decori dai colori accesi richiedono un’attenzione al dettaglio quasi sovrumana e attirano così tanto lo sguardo da rendere tutto il resto superfluo. Tra statue, mausolei, lanterne di pietra e portali riccamente decorati, tutto è prezioso e maestoso, anche le tre scimmiette sagge che ci ricordano come sfuggire al male. Non dimenticheremo mai l’emozione di entrare per la prima volta in un tempio a piedi scalzi, circondati da suoni e odori cerimoniali.



Finalmente purificati e disintossicati dalla depravazione di Tokyo, riusciamo a dormire sogni ordinati. Sembra impossibile che in un paese dove la sessualità si esplicita in un manga, la personalità è espressa col travestimento e il divertimento irrompe in un karaoke strillante, possa ancora esistere un’oasi di pace e purezza.
GIORNO 6 Il giardino dell’eden Tokyo -> Kanazawa
Prendiamo finalmente il nostro primo Shinkansen e rimaniamo sconvolti dalla puntualità ultraterrena e dall’efficienza robotica del personale di servizio. Basta varcarne le porte per capire che i prezzi molto alti rappresentano decisamente la qualità e il valore dell’offerta. Kanazawa ci accoglie con una fontana di benvenuto, una calda giornata di sole e un’atmosfera decisamente più rilassata di Tokyo. Lasciamo le valigie alla Guesthouse Ochakare che ci ospiterà per le prossime due notti e andiamo subito al mercato Omicho per pranzare con degli ottimi spiedini di pesce fresco. I banchi ordinati sono stracolmi dei prodotti ittici più disparati, alcuni dei quali sconosciuti, e le ostriche sono così grandi che sembrano provenire da un altro pianeta. Incontriamo l’Oyama-jinja e i suoi giardini prima di raggiungere il Kanazawa-jo che con le sue candide pareti bianche è un distillato di bellezza immerso in un parco grandioso. Arriviamo finalmente all’attrattiva principale di questa cittadina, il Kenroku-en, il giardino più bello del Giappone. Giardinieri dai tradizionali copricapi sfilano attraverso una vera e propria opera d’arte botanica che contribuiscono a mantenere intatta e maestosa.



Il nostro alloggio ci accoglie con un morbido futon su tatami e un’atmosfera casalinga. Mentre il sonno lentamente ci inghiotte, gioiamo di poter finalmente godere di un luogo tradizionale e autentico.
GIORNO 7 Sale da tè e samurai Kanazawa
Facciamo una bella passeggiata fino al quartiere delle geishe di Higashi chaya con le sue vecchie case da tè. La parte alta del quartiere regala una imperdibile passeggiata tra templi popolati da buffe statuine votive, dopo la quale potrete vantarvi di essere rimasti soli con la vostra coscienza. Ci spostiamo nel quartiere dei samurai di Nagamachi dove la folla un po’ più diradata ci permettere di coglierne maggiormente il sapore. Ci immergiamo nell’atmosfera zen della casa Nomura con il suo intimo giardino.



Ceniamo con dell’ottimo sushi all’Izakaya Danmaya Suisan, in compagnia di tavolate ridanciane e rumorose. Kanazawa è stata decisamente sorprendente e non ci pentiamo di averle dedicato due giorni del nostro viaggio. Mentre risistemiamo le valigie non possiamo che rammaricarci di doverla lasciare per Kyoto.
GIORNO 8 Sapore antico Kanazawa -> Kyoto
Ci perdiamo per le strette viuzze di uno dei quartieri più affascinanti di Kyoto alla ricerca della Guesthouse Lantern Gion, un ryokan tradizionale che ci accoglierà per le prossime notti. Non appena varchiamo la sua soglia e cominciamo a camminare scalzi nei sui interni ben custoditi percepiamo subito un sapore antico e il suono del tempo che si ferma. Gli spazi comuni dall’atmosfera familiare e autentica e la nostra romantica alcova dalle sottili pareti scorrevoli di carta ci fanno quasi sperare che la giornata finisca presto per poterci immergere nella pace di questo luogo. A malincuore lasciamo il ryokan per cominciare la nostra giornata dedicata alla scoperta dei templi nei dintorni. Superiamo il Maruyama-koen per approdare al Chion-in, con il suo maestoso padiglione, e poi proseguire in direzione del Kodai-ji. Le strade sono popolate da turisti e cittadini in abiti tradizionali dai colori sgargianti che contribuiscono a rendere gli ambienti magici e senza tempo. Ci godiamo a pieno questa meravigliosa passeggiata in mezzo ad una natura rigogliosa, tra giardini zen, scalinate grandiose e foreste di bamboo.



Ci addentriamo poi nelle strette vie della città piene di deliziose botteghe artigiane e turistiche, senza dimenticarci dei sentieri Ninen-zaka e Sannen-zaka, per raggiungere il maestoso Kyomizu-dera. Non potevamo immaginare che ci saremmo trovati a varcare la soglia di un padiglione con una piattaforma lignea sospesa sulla valle. Camminare su una terrazza con una vista mozzafiato su una fitta boscaglia e su Kyoto in lontananza è più o meno come calcare le assi di un palcoscenico per mettere in scena una cerimonia sacra; il cuore per un attimo interrompe la sua corsa per poi ricominciare a battere più forte di prima. Sono pochi i momenti della vita in cui senti di dominare il mondo e il suo decorso e questo è stato decisamente uno di quelli.

Prima di cena ci fermiamo a riposare un po’ nella sala comune del ryokan dove facciamo conoscenza con altri giovani viaggiatori. E’ sempre appassionante condividere storie di vita e di viaggio con dei cittadini del mondo come te, soprattutto perché ti ricorda quanta meraviglia devi ancora scovare là fuori. Leghiamo particolarmente con un giovane messicano con il quale condividiamo una deliziosa cena a base di gyoza da Chao Chao Sanjo Kiyamachi, uno dei migliori della città. A fine serata il nostro nuovo amico ci regala un teschio portafortuna che ancora conserviamo gelosamente come simbolo di amicizia e fratellanza tra i viaggiatori.
GIORNO 9 Argento e oro Kyoto
Costeggiamo uno dei canali cittadini per raggiungere il complesso del Nanzen-ji dal quale si dirama il sentiero del filosofo.

La passeggiata ombreggiata è semplicemente deliziosa, tra pittori improvvisati e ponticini variegati, e termina al tempio del padiglione argentato Ginkaku-ji. Il giardino secco col suo mare di sabbia argentea è davvero inaspettato, come la pace che vi regna sovrana. Ma per quanto grazioso, non può reggere il confronto con il tempio del padiglione dorato, Kinkaku-ji, un’opera d’arte dal sapore divino. Le pareti luccicanti che si riflettono nel laghetto circostante catapultano in una dimensione onirica, dalla quale però ci si risveglia immediatamente a causa del disturbante afflusso di turisti. Ma come potrebbe essere altrimenti davanti a tanta bellezza e perfezione? Torniamo in centro per gustare degli ottimi yakisoba alla piastra e passare la serata nella magica Shinbashi. Aguzziamo la vista alla ricerca di geishe e maiko, ma purtroppo scorgiamo solo qualche sfuggente kimono che attraversa velocemente la stretta via per rifugiarsi in una delle tante casa da tè, richiudendosi la sottile porta alle spalle.


GIORNO 10 Madre natura Nara
Inumiditi dalla pioggia inclemente, ci dirigiamo con un treno JR verso la gloriosa Nara. Centinaia di cervi selvatici in libertà ci mostrano la via per i complessi religiosi più importanti della città, importunandoci per accaparrarsi un po’ di cibo. Sarà per la pioggia che attutisce i suoni, ma camminare per le strade di questo patrimonio del passato è estremamente rilassante e catartico. Ritrovarsi, invece, davanti ad un Buddha gigantesco che ti sovrasta in tutta la sua purezza e saggezza circondato dai fiori di loto rende subito consapevoli della propria limitatezza. Ci prendiamo tutta la giornata per perderci e ritrovarci in questo capolavoro di grazia, godendoci un’immersione totale in una natura invadente. Non possiamo perderci un’oretta di meditazione sulla terrazza del Nigatsu-do con la sua splendida vista sulla città. Nell’attesa del treno di ritorno, ci fermiamo alla Harushika Brewery per una degustazione di sake.



Serata a Pontocho, dove possiamo finalmente ammirare con facilità una geisha impegnata a raggiungere il luogo di lavoro con passo delicato.
GIORNO 11 Catarsi Kyoto e Uji
La stessa linea ferroviaria del giorno precedente ci porta al gioiello del viaggio, il santuario shintoista di Fushimi-Inari Taisha. Salire il misterioso labirinto di sentieri racchiusi in migliaia di torii rossi è mistico e surreale e ci fa sentire in piena comunione con tutte le divinità incontrate finora. Ci rattristiamo del fatto che un giapponese non possa vivere la nostra stessa esperienza, leggendo il nome dell’azienda sponsor su ogni torii che incontra. Risaliamo sul treno per raggiungere Uji dove troviamo l’intimità del piccolo abitato e visitiamo uno dei palazzi più belli del Giappone, il Byodo-in, circondato dall’acqua e dalle ninfee. Per essere sicuri di sopravvivere al successivo inverno, non manchiamo di fare il pieno di pregiato tè verde Sencha in una delle botteghe del paese.



GIORNO 12 Cuore di scimmia Kyoto
Iniziamo il nostro ultimo giorno a Kyoto con la visita dell’opulento castello Nijo-jo. Gli interni sono di una raffinatezza unica e il pavimento ligneo scricchiolante per segnalare eventuali intrusi è semplicemente geniale. Proseguiamo poi alla scoperta della fitta foresta di bamboo di Arashiyama e del tempio zen di Tenryu-ji con il suo splendido giardino da ammirare comodamente seduti sui tatami all’interno. Non potevamo arrivare fin qui senza giocare un po’ con i macachi al parco delle scimmie di Iwatayama. Torniamo bambini a dar da mangiare a queste creature dispettose mentre ci godiamo la splendida vista panoramica.



Dopo una breve perlustrazione del mercato Nishiki, con il suo pittoresco agglomerato di bancarelle invitanti, ceniamo con una deliziosa margherita alla Pizzeria Marita. Ancora non abbiamo capito se sia stata l’astinenza da cibo occidentale o l’overdose di soia a cui il viaggio ci ha costretti o il fatto che il pizzaiolo ci abbia subito conquistato raccontandoci di aver fatto pratica nella nostra Firenze, ma la pizza che ci hanno servito ci è sembrata una delle più buone mai provate.
GIORNO 13 Flussi umani Kyoto -> Tokyo
Torniamo nella tappa iniziale di questo memorabile viaggio per prendere il volo di ritorno dell’indomani. La tratta ferroviaria ci permette di assistere allo spettacolo del Monte Fuji circondato dall’immancabile manto di nubi. Arrivati a destinazione, ci concediamo di vedere alla luce del sole l’incrocio di Shibuya, uno dei più trafficati al mondo, sia vivendolo come passanti che godendone dall’alto seduti a Starbucks a sorseggiare una bevanda fresca. Concludiamo la giornata cercando obiettivi fotografici di seconda mano a Shinjuku e facendo aperitivo a Golden Gai. Decidiamo di pernottare nuovamente al Sotetsu Fresa Inn, rimpiangendo di non aver potuto provato l’esperienza del Capsule Hotel a causa dell’altezza smisurata di Francesco.

Dopo anni sono ancora tantissimi gli oggetti in casa che ci ricordano le sensazioni di questo sorprendente itinerario: oracoli, origami, maschere di ceramica, geta, manga, guinomi, ogni oggetto porta con sé il ricordo di un’odore, un sapore, un suono o un’immagine. Abbiamo percepito il Giappone come una terra che, nonostante le tradizioni ingombranti, celebra con forza la diversità, anche se all’apparenza folle e pericolosa, ricordandoci quanto l’occidente sia lontano dall’inclusione e dall’accettazione di cui si fa sfacciatamente promotore.
Basta che lui ci sia, non importa che sia mio,
proprio come i grandi alberi nei parchi,
alla cui ombra riposano tutti e non appartengono a nessuno.
Banana Yoshimoto
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A presto e Buon viaggio!!
Chiara










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