Un itinerario di 10 giorni in una Spagna aspra e ardente, custode gelosa di una cultura appassionata e fuori contesto. Lasciatevi conquistare da un placido on-the-road di 800 km alla scoperta di sprazzi di modernità ben integrata, coste atlantiche rassicuranti, onde sacre e idolatrate e gastronomie sorprendenti. Patria di un popolo fiero e orgoglioso, vi ricorderà l’importanza di proteggere con cura la vostra tradizione più animosa, ad ogni costo.
Periodo: Luglio 2022
Mezzo di trasporto: Auto
Pernottamento: Ostelli, Guesthouse, Agriturismi
Complici la precaria situazione sanitaria e i prezzi da capogiro di voli e noleggi, abbiamo deciso di affrontare il viaggio con un on-the-road senza mezzi termini. Raggiungere la nostra destinazione in auto da Firenze, con gli splendidi scenari di Liguria, Costa Azzurra, Provenza, Linguadoca e Occitania a fare da cornice, ha richiesto circa 13 ore di guida e ha avuto un costo di pedaggio abbastanza moderato. Dotarsi del Telepass Europeo è stato indispensabile per ammortizzare le file ai caselli ed evitare l’uso di carte o monete. Per sopravvivere all’impresa abbiamo spezzato i viaggi di andata e ritorno con una tappa intermedia serale nell’area di Nimes – Arles – Saint Gilles, alle porte della Camargue. Non temete, un periodo storico meno infelice si presta decisamente ad una gestione del viaggio più rilassata, grazie agli aeroporti internazionali di San Sebastian, Bilbao e Santander. Mi raccomando, arrivati in Spagna dimenticate la gestione dei parcheggi “all’italiana” in quanto la polizia municipale, attenta ed esigente, si assicurerà che nessuno dei vostri sgarri rimanga impunito.
Luglio è il mese perfetto per rendere il viaggio godibile, con le sue temperature miti, il sole accogliente e le piogge deboli e passeggere. Il bagno nell’oceano è stato tutt’altro che spiacevole con temperature dell’acqua più che accettabili e onde fragorose ma timide.

Accompagnate il vostro itinerario con il romanzo Obabakoak di Bernardo Atxaga. Un viaggio intrigante fatto di storie che si intrecciano e confondono con maestria, dai finali inaspettati e sorprendenti. Una celebrazione dell’arte del racconto, una dichiarazione d’amore per la scrittura, alla ricerca, a tratti ossessiva, della parola conclusiva. E perché non definire un metodo per plagiare bene? Dopotutto “i racconti belli sono già stati scritti e se non sono stati scritti è perché non erano belli”.
Leggete il diario di viaggio sulle note del folk-pop in euskera dei Nøgen, che esprimono in tutto e per tutto le sensazioni di un on-the-road solo andata. “Oxigenoa“, “Nora” ed “Enarak” sapranno regalarvi la dose di adrenalina di cui avete bisogno.
GIORNO 1 Ongi etorri Asteasu
Dopo un intenso secondo giorno di viaggio ai piedi degli imponenti e scenografici Pirenei, superiamo con entusiasmo e sollievo il confine spagnolo per raggiungere il sonnacchioso villaggio di Asteasu. Le basse temperature ci ricaricano di energia e la tranquillità e amenità del luogo, incastonato tra colline rigogliose e nubi rinfrescanti, ristorano le nostre membra doloranti. La locanda tradizionale di Zumargain, col suo aspetto curato e la sua vista pacifica, ci accoglie amorevolmente. Passiamo la serata nel borgo sottostante cenando in una semplice osteria frequentata da locali, per poi recuperare le forze con una bella dormita ristoratrice.



GIORNO 2 Viva San Fermìn Pamplona – 70km
Partiamo di buon ora per raggiungere Pamplona, patria del folle encierro, evitando volontariamente la festa del patrono che l’avrebbe resa invivibile. Ci divertiamo a scovare il tratto cittadino di soli 800 metri percorso ogni anno dai tori prescelti e dai folli corridori, per raggiungere la Plaza de Toros dove si svolgerà la tradizionale corrida. Percorrere le ricurve strade del Casco Antiguo, addobbate con palazzi coloratissimi e balconi fioriti, ricarica di energie positive. I ristoranti arredati con buon gusto hanno l’aria accogliente, anche se il cibo finisce per non sorprenderci. Tra antiquari, boutique e negozi di espadrillas ci sentiamo catapultati nel paese dei balocchi, ma riusciamo a resistere e a proteggere il nostro budget con grande senso di responsabilità. Infine, ci affezioniamo al pittore senzatetto di Plaza Consistorial, che ci ipnotizza con la sua arte spontanea e salvifica.



In tarda serata ci sdraiamo sul comodo letto del Hostal Espoz y Mina un po’ pentiti di aver evitato la festa patronale che forse avrebbe contribuito a rendere la nostra permanenza più entusiasmante e memorabile.
GIORNO 3 La ciudad pintada Bilbao – 160km
Ci svegliamo un po’ affaticati dalla notte claustrofobica e dalla cena pesante ma pronti per lasciare la Navarra e iniziare la nostra esplorazione dei Paesi Baschi. E non potevamo non iniziare dal capoluogo ufficiale, Vitoria-Gasteiz. Rimaniamo stupefatti dalla quantità di graffiti e murales che affollano la città vecchia, allo scopo di riqualificarla e darle nuova vita. La mia dipendenza da street art esplode nel modo più disastroso e irruento, costringendoci a percorrere ogni singola strada del borgo che ci affascina col suo degrado elegante e sensuale. Pranziamo da asporto con le empanadas gourmet di Cachito Mìo per estendere poi la nostra esplorazione anche alla parte più bassa e moderna della città. Facciamo una scorpacciata di pintxos in Calle Aiztogile e ci innamoriamo delle opere d’arte in miniatura di Universos Diminutos prima di lasciare la patria di Kapone per raggiungere il Livensa Living Studios Bilbao, dove alloggeremo nella capitale di fatto dei Paesi Baschi.


A Bilbao ceniamo con lo street food salutista di Hummus Sapiens per poi fare una passeggiata rilassata verso il centro, che ci accoglie con la sua architettura grandiosa e vivace. Percorrere l’ampio e sicuro passaggio pedonale dell’Eskalduna Zubia con il suo gradevole affaccio sul Nerviòn e sul San Mamès illuminato, col murales in lontananza che invita a sognare, rimarrà per sempre indelebile nella nostra mente.
GIORNO 4 Titanium Bilbao
Inauguriamo la giornata con una passeggiata nel centro nevralgico della città, tirando fino ai confini del Casco Viejo. Bilbao è straordinariamente pulita e ordinata e non si vergogna di mostrare la sua anima più testarda e resistente al caos. Dopo aver assorbito i ritmi cittadini estremamente rilassati, ci facciamo sedurre dalla marea di pintxos del Mercato de la Ribera, dove fatichiamo a prendere una decisione anche solo lontanamente convincente. A stomaco pieno godiamo del delizioso lungo fiume che ci porterà ai piedi di sua maestà il Guggenheim. Nonostante aspettassi questo momento da tanto tempo, non rimango delusa dalla perfezione del famoso colosso in titanio, con un ragno gigantesco e un cucciolo fiorito a custodirne l’ingresso. La mostra interna ci sorprende a sprazzi ma ci regala comunque un pomeriggio giocoso a fare a pugni con la nostra curiosità più morbosa. Alcune installazioni ci aprono gli occhi, mentre altre ci fanno riflettere sull’arroganza della vita e della nostra società dalla follia irreversibile.



Sconfiggiamo le nostre vertigini per attraversare il Salbe Zubia e godere della vista del museo dalla sponda opposta del Nerviòn, dove si mostra in tutta la sua bellezza.

GIORNO 5 Buena vista Bilbao
Indossando i nostri abiti migliori, torniamo al Casco Viejo per approfondire il suo intrico di vicoli. Vaghiamo senza una meta precisa, sentendoci parte di una città che ci adesca ad ogni angolo col suo fare conturbante. Non resistiamo alla tentazione di provare i pintxos del Mercado de la Ribera tralasciati il giorno precedente, per poi dedicare il pomeriggio al principale punto panoramico della città raggiungibile con la Funicular de Artxanda. Dopo una breve corsa adrenalinica ad una pendenza che sfida le regole della fisica, ci stupiamo davanti a una delle viste più straordinarie mai incontrate. La città ha dei colori magici ed è incastonata fra colline verdi e morbide che la fanno sembrare un dipinto dalle indubbie qualità. Scendiamo a malincuore, ma non prima di aver fatto le foto di rito con la famosa balconata autoreferenziale. Attraversiamo lo scenografico ponte Zubizuri prima di rientrare a casa ad occuparci del bucato.




Ceniamo di gusto con la pizza da asporto di La Pizzeria Napoletana approfittando dei tavoli del bar a fianco, affidandoci ad un accordo tra ristoratori non molto convincente.
GIORNO 6 Mar Cantabrico Boo de Piélagos – 130km
Partiamo di buon ora per assistere allo spettacolo del ponte trasportatore più antico del mondo, nonché patrimonio dell’umanità: il Ponte di Vizcaya. La sua altezza impressionante lascia esterrefatti e il design impeccabile rende impossibile resistere alla tentazione di attraversarlo. Non potendolo percorrere a piedi a causa di un guasto degli ascensori, decidiamo di imbarcarci sulla gondola basculante. Facciamo colazione nella piazzetta di Getxo e godiamo del delizioso lungofiume di Portugalete prima di ripartire alle volte dell’affascinante Cantabria. Ci fermiamo per il pranzo nell’incantevole Castro-Urdiales che ci accoglie con una brezza leggera e un sole splendente. Passeggiamo placidamente nei dintorni della chiesa e della rocca che si stagliano con sicurezza sopra il porticciolo, godendo della splendida vista su un oceano dall’aspetto magnanimo. Ci divertiamo ad assistere ai tuffi coraggiosi dei giovani avventori e all’originalità degli angoli scelti dai bagnanti per abbronzarsi al sole. Rimaniamo incantati dall’intimità della caletta di El Pedregal dove ci pentiamo di non esserci fermati per un bagno ristoratore. Dopo un pranzo di pesce memorabile, tra pintxos con alici del cantabrico e zuppe prelibate, lasciamo la splendida cittadina per spostarci alla Playa de Noja per fare il nostro primo bagno nell’oceano Atlantico.



Raggiungiamo la Posada H.El Alba a Boo de Piélagos nel tardo pomeriggio e, stanchi dalla giornata, ceniamo nell’osteria del paese senza pentirci minimamene della scelta. Ci addormentiamo consapevoli che il nostro primo pulpo a la gallega rimarrà per sempre indelebile per il nostro palato.
GIORNO 7 Pueblos Boo de Piélagos – 120km
Le previsioni meteo annunciano pioggia e ci convincono a sostituire la spiaggia con alcuni dei villaggi medievali più importanti della Cantabria. Apriamo la giornata con San Vicente de la Barquera, circondato da una palude a dir poco scenografica, apprezzando ad ogni respiro la sua atmosfera pigra e sonnacchiosa. Delusi dalle nuvole basse che oscurano la vista dei Picos de Europa, ci consoliamo con un giro del paese, senza perderci la vista dal promontorio della chiesa di Santa Maria de Los Angeles e dai due ponti principali. Per pranzo facciamo tappa a Comillas dove visitiamo senza rimorsi El Capricho de Gaudí. I colori gioiosi, l’architettura bizzarra, i girasoli decorativi e il giardino curato e rigoglioso ci conquistano all’istante. Girovagare per le sale deliziose e godere degli affacci gradevoli ci fa desiderare di stabilirci qui per sempre, divorando romanzi e ascoltando musica giocosa. Concludiamo il pomeriggio con la visita di Santillana del Mar, tutt’altro che santa, per niente piana e sicuramente non affacciata sul mare. Nonostante la pioggia ci rilassiamo per le curate vie del centro, degustando il nostro primo vermouth.



Dopo una breve sosta in camera per rinfrescarci, ripartiamo alle volte di Santander, dove ci facciamo coinvolgere dai festeggiamenti inaspettati della Semana Grande. Le strade sono piene di gente su di giri, chioschi di street food e concerti dal vivo e la città sembra assumere un fascino che non avrebbe altrimenti. Non ci facciamo mancare il tramonto dalle terrazze del Centro Botìn, opera del nostro Renzo Piano, raggiungibili con una corsa sull’esilarante Singing Lift. Ci facciamo ammaliare dalla voce malinconica di un cantante di flamenco apparentemente molto apprezzato prima di rientrare esausti a Boo.
GIORNO 8 Surfear Bakio – 190km
Nonostante il cielo minaccioso, decidiamo di dare comunque un’occhiata alla vicina Playa de Valdearenas. Non appena ci affacciamo con timidezza dalla scogliera che costeggia il parcheggio, ci rendiamo conto di aver fatto la scelta più azzeccata di sempre, considerato che una giornata di sole non avrebbe mai potuto rendere giustizia a questo luogo. La spiaggia è un paradiso incontaminato, dalle scogliere imponenti e dai colori confortevoli, frequentata solo da surfisti. Percepiamo di essere stati catapultati, come per magia, in una malinconica costa del nord Europa, capace con la sua autoconsapevolezza di riconnetterci con il nostro animo più profondo ed empatico. Lasciamo con fatica questo luogo di pace e speranza che decidiamo di mettere in cima alla lista dei luoghi più indimenticabili del viaggio.



Facciamo una sosta alla Playa de Loredo, con la sua suggestiva panoramica sulla costa di Santander, e alla Playa de Langre, con la speranza vana di trovare una vista che possa superare il primato della prima spiaggia della giornata. Ci fermiamo per un hamburger al surf hostel H.A.N.D, facendoci contagiare dalla gioia e dalla spensieratezza degli ospiti e del personale.

Riprendiamo l’auto con destinazione l’eremo di San Juan de Gaztelugatxe, nei Paesi Baschi, lasciandoci alle spalle la Cantabria.

Purtroppo, non essendo a conoscenza della necessità di prenotare l’ingresso in anticipo, non riusciamo a percorrere la scenografica scalinata che ha ispirato la fortezza di Daenerys Targaryen in Games of Thrones. Ci accontentiamo così della splendida vista dal punto panoramico, insieme ad altri avventori ben più delusi e sconsolati di noi.
Prendiamo possesso della nostra camera alla locanda di Gatzelu Begi e scopriamo con sorpresa di avere una splendida vista sull’isola e sulla costa circostante da una romantica finestrella sul tetto. Concludiamo la giornata con un bagno alla spiaggia di Bakio, dove rimaniamo incantati dalle acrobazie dei surfisti dell’ultima ora. Ci rilassiamo con una cenetta al ristorante messicano del paese per poi godere della nottata limpida, immersi nella solitudine dell’area protetta.
GIORNO 9 Flysch Orio – 120km
Decidiamo di fare una follia e vincere la pigrizia svegliandoci presto per godere della vista dalla nostra stanza all’alba. Assistere al sorgere del sole è sempre un’esperienza indimenticabile ed energizzante e ci ripaga dell’esperienza incompleta del giorno precedente. Riposiamo qualche altra ora prima di ripartire, decisi ad esplorare la costa basca. Facciamo tappa a Mundaka per fare colazione e per godere dello splendido panorama dell’estuario della Urdaibai Biosferako Erreserba. I surfisti sono già al lavoro alla ricerca dell’onda sinistra, la più famosa e apprezzata d’Europa, e noi non possiamo fare a meno di ammirarli speranzosi. Ci fermiamo per pranzo a Zumaia, dove On Gourmet ci delizia con un polpo alla galiziana indimenticabile. Passiamo il pomeriggio nella Spiaggia di Itzurun con le altissime, e apparentemente fragili, flysch a farci da scenografia e i cavalloni più alti del viaggio a farci da colonna sonora. Nel tardo pomeriggio percorriamo lo stupendo sentiero che parte dell’eremo di San Telmo che ci regala una vista da togliere letteralmente il fiato.


Raggiungiamo l’Agroturismo Pagoederraga soddisfatti di aver puntato su un alloggio lontano dal caos della costa, immerso in un panorama di colline da capogiro. Ceniamo ad Orio provando il nostro primo sidro basco, rimanendo purtroppo fortemente delusi dal suo sapore inaspettatamente pungente.
GIORNO 10 La Concha Orio – 20km
Al mattino ci accoglie la tavola imbandita della sala comune con dolci, marmellate, pane e caffè. Facciamo il pieno di energie prima di concludere in bellezza il nostro viaggio nella meravigliosa San Sebastiàn. Basta la vista della inimitabile Playa de la Concha e della sua intima baia per farci innamorare di questo prezioso gioiello. Il centro storico labirintico ai piedi del Monte Urgull è un vero e proprio parco giochi, tra boutique di gran gusto e pintxos bar stellati. E’ un piacere per gli occhi passeggiare per i vicoli rilassati e per i parchi ben curati, circondati dai turisti più chic del paese. Non possiamo perderci la panoramica sulla baia dai bastioni del Motako Gaztelua che ripaga in tutto e per tutto della scalata intensa con una bellezza ineguagliabile.


Il sole decide finalmente di liberarsi dalla prigione delle nuvole e ci invoglia a passare la restante parte della giornata in spiaggia. Nonostante l’affollamento innegabile, i rumori sono magicamente attutiti e neanche i giovani più festaioli riescono a coprire il suono del mare. Concludiamo la serata con una rimpatriata universitaria improvvisata nelle viuzze del centro, accompagnata dagli ultimi pintxos del viaggio. Al rientro in agriturismo troviamo due ciuchi giocosi a darci il bentornato, come se ci aspettassero, come se volessero convincerci a non tornare a casa.
Euskera
Torniamo a casa affascinati, oltre che dai panorami accoglienti, dalla preziosità della lingua basca, gioiello custodito gelosamente da un paese fortemente indipendentista e fiero. E’ una lingua strana il basco, sopravvissuta ostinatamente al tempo tiranno e con parole che non hanno sorelle in nessun luogo della terra. E’ una lingua imperfetta, solitaria e limitata ma che racchiude nei suoi suoni aspri tutta la bellezza di un paese ineguagliabile.
La pretesa di selezionare i momenti eccezionali della nostra vita può essere un grave errore.
E’ probabile che la vita debba venir giudicata solo nella sua totalità e non a frammenti.
Il fatto è che tutto quanto ha vita vive come un fiume.
Senza interruzioni, senza soste.
Obabakoak – Bernardo Atxaga
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Chiara








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