Un itinerario di 8 giorni nella capitale più eclettica, vibrante e iconica del mondo, patria indiscussa dell’innovazione e della provocazione, in ogni ambito. Rimarrete letteralmente ipnotizzati dalla natura tracotante, dall’eleganza senza tempo, dall’invidiabile offerta culturale, dalla fervida celebrazione dell’eccesso e dalla capacità di reinventarsi ad ogni angolo. Non potrete fare a meno di rientrare a casa irrimediabilmente innamorati, incapaci di sognare qualcosa di diverso dalla sua atmosfera magnetica e avvolgente.
Periodo: Maggio 2024
Mezzi di trasporto: Metropolitana, Traghetto, Funicolare, Bicicletta
Abbiamo desiderato questo viaggio per così tanto tempo che, ad un passo dalla partenza, non potevamo crederci, pensavamo di sognare. Abbiamo scelto Swiss, con un comodo scalo su Zurigo, per realizzare il nostro sogno transoceanico e il suo servizio economy è stato decisamente soddisfacente, con un buon cibo, una bella offerta di intrattenimento e uno spazio di seduta tutt’altro che soffocante. Per raggiungere la città dall’aeroporto JFK è stato invece sufficiente salire sull’AirTrain, una linea di superficie che collega rapidamente i terminal con la metropolitana cittadina e la rete ferroviaria. Abbiamo optato per la conveniente offerta del nostro gestore telefonico per usufruire della connessione internet in loco perché, pur essendo disponibile la Wi-Fi in moltissimi esercizi pubblici, è fondamentale avere costantemente a disposizione il navigatore per ottimizzare gli spostamenti. Ci siamo mossi ad ogni ora con i soli mezzi pubblici, senza mai sentire il bisogno o la necessità di chiamare un taxi, pur avendo sperimentato qualche temporaneo disservizio. E’ stato sufficiente passare la carta di credito direttamente ai tornelli, grazie al nuovo sistema contactless OMNY, per usufruire di un sistema di spostamenti a tratti disorientante ma sorprendentemente capillare. Se non avete una carta di credito, niente paura, potete acquistare la tradizionale MetroCard. Considerate che per un utilizzo settimanale del trasporto pubblico vi verrà accreditato un massimo di 34$, a prescindere dalle corse che effettuerete. Non possiamo purtroppo consigliarvi un alloggio conveniente essendo stati ospiti di un amico, ma possiamo confermare che il costo del pernottamento continua ad essere il principale elemento da tenere in considerazione per non rischiare di sforare il budget. Possiamo comunque consigliarvi il delizioso quartiere di Sunnyside nel Queens, che ci ha sorprendentemente affascinato: sicuro, servito e ben collegato con i principali distretti della città.
Maggio è il mese perfetto per girare la città senza soffrire un caldo insopportabile e senza essere infastiditi eccessivamente dalle piogge torrenziali. Considerate però che la primavera, offrendo una natura rigogliosa e al massimo del suo splendore, oltre a contribuire alla magnificenza della città, contribuisce ad inasprire eventuali fenomeni allergici. Non vi sarà difficile capire perché molti abitanti indossino la famigerata mascherina! Rimarremo col desiderio di visitare la città anche nelle altre imperdibili stagioni dell’anno, l’autunno e l’inverno. Poco male, vorrà dire che avremo un motivo in più per tornare.
Tenete d’occhio Spotted by Locals per rimanere sempre aggiornati sugli angoli più promettenti della città. Il sito, se non lo conoscete, raccoglie, per ogni città del proprio archivio, i consigli dei locali in merito ad Arte e Cultura, Musica, Shopping, Relax, Bar e Ristoranti. Se invece prediligete ancora la carta stampata, lasciatevi incantare dagli itinerari urbani della guida New York a piedi di Nuinui, con tante curiosità e illustrazioni deliziose.
Ricordatevi di richiedere l’autorizzazione ESTA con il giusto anticipo, considerato che richiede un massimo di 72 per la finalizzazione e che potrebbe non essere accettata, costringendovi a contattare l’ambasciata. Diffidate di siti terzi e affidatevi sempre al sito ufficiale https://esta.cbp.dhs.gov/.

Accompagnate il vostro viaggio con il romanzo best-seller Molto forte, incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer. Un’immersione profonda e dolorosa nella mente sconvolta di un bambino, che tenta disperatamente di sconfiggere i demoni della sua infanzia. Un’innocente operazione investigativa che scava a fondo nei segreti dell’animo umano nel tentativo di dare un senso ad una famiglia imperfetta, ricordandoci che la gentilezza è sempre il miglior mezzo per salvarsi, soprattutto a New York.
Leggete il diario di viaggio energizzandovi con un po’ di sano hip hop, il genere musicale originario del Bronx che fa parte di uno dei movimenti culturali e artistici più rivoluzionari di sempre. Tra Beastie Boys, The Notorius B.I.G, 2Pac e Nas avrete solo l’imbarazzo della scelta.
GIORNO 1 Midtown & Roosevelt Island
Dopo un primo sonno ristoratore, raccogliamo le energie per dare inizio all’esplorazione di Manhattan, partendo dal suo centro nevralgico, il Grand Central Terminal. Di stazioni nella nostra vita ne abbiamo viste tante, ma mai nessuna ci aveva accolto con tale magnificenza e calma apparente. L’atrio principale, con il soffitto stellato, la bandiera americana orgogliosamente svettante e l’iconico orologio a quattro facce in cima al banco informazioni, rende degnamente giustizia alla stazione più grande del mondo. Ci rilassiamo a percorrerne gli angoli più scenografici, sorprendendoci di come un negozio Apple non sia assolutamente fuori posto in questo luogo. Ci gettiamo poi nelle strade brulicanti di vita, scorgendo d’improvviso, per la prima volta, il profilo svettante di sua maestà l’Empire State Building. Rimaniamo a bocca aperta ad ogni angolo, ad ogni dettaglio, ad ogni taxi giallo che ci sfreccia davanti. Sentiamo improvvisamente una forza irresistibile che ci attrae e non tardiamo a capire di cosa si tratti: quasi senza accorgercene ci troviamo immersi nella follia di Times Square. Schermi psichedelici con i fini promozionali più disparati ci avvolgono in un abbraccio caloroso. Passiamo un tempo indefinito con lo sguardo all’insù, incapaci di porre attenzione a qualcosa di specifico, rapiti dall’atmosfera vibrante e dalla estrema somiglianza con il Piccadilly Circus londinese.



Dopo esserci immersi nei mondi fantastici di Midtown Comics, torniamo sui nostri passi per attraversare il gioiello di Bryant Park. Difficile descrivere il senso di serenità che pervade le nostre anime mentre percorriamo i deliziosi viali di questo parco incastonato tra gli edifici, animato da giocatori di scacchi e lettori incalliti. Approdiamo agilmente sulla Fifth Avenue e ringraziamo le gocce di pioggia che ci fanno rifugiare nello store NBA per poi diradarsi al momento della nostra uscita. In direzione nord godiamo della maestosità del Rockfeller Center, dell’arroganza della Trump Tower in pieno fermento da campagna elettorale, dell’eleganza della boutique Tiffany e del riconoscibilissimo Hotel Plaza, che ci catapulta con prepotenza nella nostra infanzia ossessionata da Mamma ho perso l’aereo. Evitando i tombini fumanti della cinquantanovesima strada, cominciamo a prendere confidenza con lo street food americano da Bagel Point. Adeguatamente rifocillati, andiamo alla ricerca della location cinematografica più romantica di sempre, la panchina di Sutton Place Park, dove Woody Allen e Diane Keaton ammirano il Queensboro Bridge all’alba, immersi in un quartiere dallo stile irripetibile. Rasserenati dall’immersione appena sperimentata, ci sentiamo pronti per vivere una delle esperienze più memorabili del viaggio: la corsa sulla funicolare di Roosevelt Island. La vista, coi grattacieli che scorrono dolcemente ai lati della cabina regalando una visuale sempre più ampia su Manhattan ed East River, è semplicemente impareggiabile e ci fa sentire padroni del mondo. I nostri occhi si perdono tra mille dettagli, incapaci di realizzare pienamente la grandiosità di quello che si sta mostrando di fronte a loro. Passeggiamo senza fretta nella pacifica Roosevelt Island, costeggiando le rovine dello Smallpox Memorial Hospital, in stato di spettrale abbandono, per poi approdare al mistico e monumentale Four Freedoms Park, orgogliosamente proiettato sull’East River. Dal lato occidentale dell’isola godiamo di una veduta mozzafiato sullo skyline di Manhattan, comodamente distesi su delle chaise longue pubbliche adeguatamente posizionate.



Il jet lag comincia a fasi sentire, con una stanchezza devastante che si impadronisce di noi costringendoci al rientro. Passiamo una splendida serata tra amici, coccolandoci con una cenetta casalinga, cercando di spiegare a parole le mille emozioni che ci hanno attraversato il cuore, catapultando i nostri padroni di casa nel ricordo nostalgico della loro prima volta in questa città sorprendente.
GIORNO 2 West side & East side Manhattan
Scendiamo alla fermata della metro di Hudson Yards e ci troviamo immersi in un complesso architettonico da capogiro, modernissimo e scintillante. La giornata è caldissima e ringraziamo di cuore le lunghe ombre che i grattacieli proiettano, consentendoci di sopravvivere alla canicola. Ammiriamo le linee provocatorie del Vessel che, pur non essendo più visitabile da tempo per esser stato cornice di svariati suicidi, riesce a farsi apprezzare per la sua innegabile personalità.

Dirigendoci verso il fiume Hudson, imbocchiamo entusiasti la panoramica High Line, desiderosi di addentrarci nelle viscere di Chelsea. Camminare sui vecchi binari di una ferrovia sopraelevata in disuso ha un fascino irresistibile e ci permette di cogliere lo spirito trasformista ed eclettico del quartiere, spiandone gli angoli più nascosti e apparentemente inaccessibili. Veniamo letteralmente immersi in una galleria d’arte a cielo aperto, che chiude in bellezza con la scenografica e verdeggiante Little Island, un’isola artificiale rilassante e decontestualizzata che ci consente di prendere fiato dalla folla che ci ha accompagnato per tutta la mattinata. Dopo aver giocato con le varie istallazioni ed esserci rinfrescati con un Minute Maid, siamo pronti per esplorare l’affascinante West Village.


Il West Village, a lungo culla della bohème cittadina, ci accoglie con uno stile pittoresco e uno spirito ribelle. Non vogliamo perderci niente di questo quartiere rivoluzionario, che ha ospitato bar clandestini durante il Proibizionismo, locali jazz controversi e movimenti di liberazione omosessuale, a partire dal Lesbian, Gay, Bisexual & Transgender Community Center. In questo luogo apparentemente innocuo, nel bagno in disuso del primo piano, si nasconde uno dei gioielli dell’opera di Keith Haring newyorkese: il murale Once Upon a Time. Dopo aver goduto della sacralità di questo angolo di mondo, concludiamo il nostro piccolo tour celebrativo delle conquiste della comunità LGBTQIA+ con l’iconico Stonewall Inn, dove la notte del 27 giugno 1969 la comunità omosessuale si ribellò per la prima volta ai soprusi delle forze dell’ordine in seguito ad un’irruzione.

Proseguiamo l’esplorazione del quartiere andando a scovare una delle location più imperdibili della città per un millennial che si rispetti: l’iconico edificio per le riprese in esterna della serie TV Friends, che ospita il delizioso The Little Owl all’angolo tra Grove Street e Bedford Street. Continuiamo con il teatro fuori Broadway più antico della città, il Cherry Lane Theatre, che ci incanta con il suo ingresso elegante, per poi immergerci, attraversando il cuore culturale del quartiere, nel fervido e vivacissimo Washington Square Park. Rimaniamo esterrefatti di fronte alla rumorosa folla di gente che popola questo verdeggiante e accogliente angolo di città e decidiamo di getto di conquistare una panchina in ombra per goderci l’energia e l’entusiasmo degli avventori, tra skateboarder, artisti di strada e venditori improvvisati. Concludiamo la giornata spingendoci fino ai margini dell’East Village, celebrando i magnifici Beastie Boys nella piazza omonima ed energizzandoci con il fervore di Tompkins Square Park. Ci rilassiamo con le spettacolari performance dei giovani dello skate park, prima di mangiare il nostro primo hamburger con birra da Augurs Well Bar, nella festosa St Marks Place.



Torniamo a casa solo dopo aver perso il senso dell’orientamento in questo quartiere stimolante e provocatorio, circondati da locali underground, murales immersivi e smoke shop dall’aspetto curato. Fatichiamo ad addormentarci, increduli per quanto questa città sia stata in grado di offrirci, dopo soli due giorni di ospitalità.
GIORNO 3 Lower Manhattan & Brooklyn Bridge
Apriamo le danze con il quartiere finanziario di Wall Street, partendo dal suo Charging Bull, letteralmente preso d’assalto da turisti in cerca di fortuna. Rinunciamo alla foto di rito per ammirare il grandioso Palazzo della Borsa, che ci accoglie con una bandiera americana di dimensioni mastodontiche e una delle sculture più iconiche del quartiere: la Fearless Girl. Siamo irrimediabilmente rapiti dalla forza ancestrale di quest’opera, che pur essendo di piccole dimensioni porta con sé un messaggio potentissimo di sfida e provocazione nei confronti del potere inarrestabile del Dio denaro.

Una volta concluso il breve giro del quartiere, ci rendiamo conto che uno dei momenti più toccanti ed emozionanti del viaggio sta inesorabilmente avvicinandosi. Sentiamo una dolorosa pesantezza sul cuore già durante il percorso che ci condurrà a commemorare una delle tragedie più terribili del XXI secolo, per gli Stati Uniti d’America e per il mondo intero. Il Memoriale dell’11 Settembre ci accoglie con un silenzio assordante, rotto solo dallo scrosciare delle gigantesche fontane perimetrali, il cui flusso d’acqua è destinato a crollare in un impietoso buco nero centrale. Tutto ci commuove: l’atmosfera piena di dignità, le migliaia di nomi che circondano l’installazione, i resti del World Trade Center memori delle due torri che un tempo svettavano con orgoglio. Cerchiamo di alleviare il dolore con l’architettura stravagante di Oculus e il progetto murale imponente che lo osserva con curiosità. Ci dirigiamo verso nord attraversando il City Hall Park, immergendoci per un attimo nella storia antica della città, che si integra perfettamente con la modernità e la contemporaneità quasi futuristica del quartiere. Rimaniamo ipnotizzati dalla splendida vista che si apre all’incrocio tra Centre Street e Chambers Street, per poi proseguire contemplando la maestosità della Corte Suprema, fino ad assistere ad un appassionante incontro di basket amatoriale a Columbus Park.

Emozionati, ci immergiamo nella vivacità irresistibile di una Chinatown in festa, tra concerti improvvisati, cibi di strada e festoni multicolore. Ogni ristorante è un invito ad entrare difficile da rifiutare. Giusto il tempo per fare visita alla caserma dei Ghostbusters Hook & Ladder 8 che ci catapultiamo da Sun Sai Gai, che ci delizia con anatra alla pechinese, noodles e ravioli al vapore. Torniamo sui nostri passi per una passeggiata a sorpresa con i nostri amici, ma non possiamo fare a meno di ingannare il tempo prima dell’appuntamento osservando gli avventori cinesi di Columbus Park che giocano appassionatamente a Mahjong. Sembra incredibile che una zona di aggregazione sociale così vivace possa essere stata un tempo parte del quartiere malfamato di Five Points, terra contesa da gang criminali violente e spregiudicate.


Non tardiamo a capire che la nostra avventura pomeridiana ci porterà ad attraversare il ponte sospeso più antico della città: il ponte di Brooklyn. E’ davvero indescrivibile la sensazione euforica che si prova nel percorrere il suo impiantito di legno scricchiolante, con le svettanti arcate a fare da scenografia. La folla è a tratti soffocante, ma le vedute sull’East River, Manhattan e Brooklyn sono impareggiabili. E ad un tratto eccola là, finalmente si mostra ai nostri occhi, il simbolo indiscusso del sogno americano, sua maestà la Statua della Libertà. La passeggiata ci fa approdare in una Dumbo presa d’assalto, patria della panoramica Washington Street, location indimenticata di C’era una volta in America. Presto desiderosi di un qualsiasi angolo di globo più rilassante, prendiamo la NYC Ferry per ritrovarci in poche fermate al parco panoramico di Hunter’s Point. La traversata all’approssimarsi del tramonto è quanto di più entusiasmante si possa desiderare, con il Manhattan Bridge e il Williamsburg Bridge che si fanno vicini e lo skyline di Manhattan finalmente godibile nella sua interezza.



Facciamo aperitivo in uno dei locali all’aperto di Hunter’s Point Park, dove assistiamo al tramonto più surreale mai visto, per poi cenare con le deliziose pizze da asporto di Philomena’s Pizza, impreziosite su richiesta dal Mike’s Hot Honey.
GIORNO 4 Harlem, Little Italy & Union Square
Ci svegliamo irrequieti, incapaci di trattenere l’euforia per l’esperienza a cui abbiamo deciso di dedicare la mattinata. Scendiamo alla fermata della metro di 125 St, consapevoli che senza una pianificazione accurata non sarà semplice trovare un luogo autentico e coinvolgente che possa ospitarci. Vaghiamo per il quartiere spiando gli interni delle chiese più disparate, fino a quando non ci imbattiamo nella Salem United Methodist Church. Purtroppo la messa è quasi finita, ma la folla di turisti numerosa, la perfezione degli interni e i maxischermi ci fanno percepire come poco autentica la celebrazione. Delusi dall’atmosfera commerciale decidiamo di continuare a cercare, in compagnia di altri viaggiatori insoddisfatti come noi. Rimaniamo colpiti quando un pastore ci invita alla messa che sarebbe cominciata di lì a poco, pregandoci di non tardare. Entriamo nella Metropolitan Baptist Church circondati da parrocchiani coi vestiti della domenica che si scambiano abbracci calorosi e che ci invitano a unirci alle celebrazioni senza timore. Gli interni decadenti e aggrediti dalla muffa e le panche semivuote ci fanno subito capire che siamo capitati nel posto giusto. Non appena i celebranti e le coriste salgono sul palco abbigliati con le tuniche tradizionali, un brivido di emozione ci attraversa il corpo. Ci ritroviamo immersi in canti gospel coinvolgenti e appassionati, danze sfrenate e preghiere dolenti, con tutti i tipi di disabilità inclusi senza difficoltà. Partecipiamo ad ogni momento della celebrazione con solennità, ipnotizzati da un fervore religioso mai visto prima, fatto di lacrime e sorrisi contagiosi.

Lasciamo la chiesa solo dopo aver contribuito con un’offerta al rifacimento della struttura e alle necessità dei bisognosi del quartiere, confusi da quanto ci è appena accaduto. Un’italiana trasferitasi a New York ci rassicura sull’autenticità e sull’onestà di quanto abbiamo appena esperito, celebrando con noi la bellezza e la purezza di una cultura così inebriante. Amen. Continuiamo ad esplorare il quartiere di Harlem costatandone l’ossessione religiosa in ogni dettaglio fino ad imbatterci nell’iconico Apollo Theatre, dove gli artisti afroamericani più importanti della storia si sono inevitabilmente esibiti, da Ella Fitzgerald a Billie Holiday. Il quartiere è una celebrazione dell’arte in tutte le sue forme, con la musica hip hop che invade le strade, i ballerini di break dance che ostacolano i marciapiedi e la street art che irrompe ad ogni angolo. Ci sentiamo esaltati dalla vita che ci scorre nelle vene fino a quando i tanti poliziotti di pattuglia ci ricordano di esercitare le giuste precauzioni. Decidiamo di affrontare la lunga passeggiata soleggiata fino all’imperdibile opera double-face Crack is Wack di Keith Haring, senza pentircene neanche per un minuto. Mangiamo i nostri panini home-made all’ombra degli alberi del playground a fianco, con una partita di basket tra padre e figlio ad intrattenerci.



Dopo una sosta pipì nella maestosa sede di Scientology, decidiamo a malincuore di lasciare il quartiere per esplorare alcuni degli angoli ancora inesplorati di Manhattan. Decidiamo di cominciare bilanciando il gap culturale della mattinata con una passeggiata per Little Italy, dove il sapore europeo ci abbraccia con un calore inaspettato, con le boutique alla moda, i cafè gustosi e l’eccentricità di Elizabeth Street Garden. Ci buttiamo sulle arterie della Bowery e della Broadway per raggiungere la storica Union Square, affiancando nel percorso la Cooper Union e l’Astor Cube girevole di Bernard Rosenthal. La piazza ci accoglie con un orologio digitale con il count-down della fine della terra, scacchisti di strada alla ricerca di sfidanti all’altezza e un trambusto davvero energizzante. Terminiamo il pomeriggio con una visita al delizioso Madison Square Park, dove ci consoliamo per il Flatiron Building in ristrutturazione con un aperitivo al chiosco Shake Shack.



GIORNO 5 Greenpoint, Williamsburg & MOMA
Diamo il via a questa giornata brumosa con il fascino irresistibile di Brooklyn, facendoci ipnotizzare dalle splendide vedute di Greenpoint. Iniziamo dal WNYC Transmitter Park, che con il suo murale di una ragazza distesa a contare petali di margherite ci contagia con un romanticismo inaspettato. Dopo una breve passeggiata sul lungo pontile per godere a pieno dell’East River, continuiamo verso sud senza abbandonare la costa. Tra magazzini abbandonati, studios cinematografici e street art underground arriviamo rapidamente a Domino Park, ai piedi del Williamsburg Bridge. Incredibile quanto lo skyline di Manhattan dia il meglio di sé visto da qua. Il parco è sovrastato dalle vecchie gru di acciaio e dall’imponente edificio dell’ex zuccherificio Domino Sugar, che con l’iconica insegna e la vecchia facciata ha preservato tutto il suo fascino antico, nonostante la recente riqualificazione. Ci rifocilliamo con un brunch d’eccezione da Two Hands per poi essere costretti a ripianificare il pomeriggio per un temporale improvviso che si abbatte sulla città. Beh, quale miglior occasione per prenotare due biglietti last minute per il MOMA?



Non appena arrivati a destinazione ci rendiamo conto di non essere stati gli unici ad avere quest’idea. La fila per i controlli è lunghissima, ma per fortuna scorre veloce e ci consente di passare qualche ora all’asciutto, piacevolmente circondati dai capolavori dell’arte contemporanea internazionale. Ogni quadro o istallazione suscita meraviglia o disagio, senza fatica, senza prepotenza. E’ la prima volta che ci troviamo immersi in un’atmosfera da sindrome di Stendhal, tra Picasso, Matisse, Monet, Magritte, Dalì, De Chirico, Van Gogh, Warhol e tanti altri che ci conquistano nonostante mai li avessimo apprezzati. Ci pentiamo di essere partiti dai piani bassi, perché il poco tempo a disposizione ci costringe ad una visita decisamente troppo rapida dell’ultimo piano, il più iconico e straordinario.

Dopo una breve visita al MOMA Design Store, decidiamo di riapprodare nel Lower East Side per gustare il nostro primo pastrami on rye da Katz’s Delicatessen, location dell’iconica scena di Harry ti presento Sally. Deliziati dall’atmosfera amichevole e dai gusti prodigiosi, rientriamo a casa inebriati da un’altra giornata piena di vita e di bellezza.
GIORNO 6 Central Park, Top of the Rock & Broadway
Incoraggiati dal meteo ristabilito, ci dirigiamo senza incertezze a Central Park, decisi a noleggiare due biciclette per godere agilmente della sua maestosità, come dei veri newyorkesi. Non appena saliamo in sella ai nostri bolidi e varchiamo l’estremità meridionale, ci sentiamo subito catapultati in un contesto spiazzante, con le curate distese erbose costantemente incorniciate da vedute urbane mozzafiato. Facciamo davvero molta fatica ad individuare i luoghi più emblematici del parco, così, dopo esserci persi svariate volte, decidiamo di lasciare la passeggiata al caso, lasciandoci cullare dai dolci saliscendi. Ci facciamo estasiare dalla vista che si apre sul Wollman Rink, cercando di immaginare come possa essere romantica la pista di pattinaggio natalizia più iconica al mondo, per poi costeggiare il Central Park Carousel e la statua di Balto, approdando infine alla Bethesda Terrace, uno dei punti panoramici più grandiosi. Ammirando la fontana sontuosa, gli occhi vengono inevitabilmente catturati dalle deliziose barchette che popolano il laghetto sottostante, costringendoci quindi a ripartire per raggiungere lo scenografico Bow Bridge, dove riusciamo a fare qualche memorabile scatto incorniciato dal San Remo Building.


A questo punto decidiamo di procedere un po’ più spediti, terrorizzati all’idea di non esplorare il parco nella sua interezza nelle tre ore di noleggio preventivate. Pedaliamo senza meta godendoci l’atmosfera bucolica, sfrecciando accanto a newyorkesi intenti a fare jogging o a portare a spasso il cane. Ben presto ci rendiamo conto che tutte le strade del parco portano inevitabilmente alla distesa d’acqua che regala le più belle cartoline dello skyline, il Reservoir. Ci godiamo ogni momento che il sentiero che gira intorno al bacino idrico ci regala, tra concerti di artisti di strada, amiche che si scambiano confidenze e innamorati furtivi. Il tempo purtroppo stringe e siamo costretti a rientrare, non prima di aver dato una sbirciata alla distesa senza fine di Sheep Meadow. Consegniamo le biciclette spaccando il secondo e ci rendiamo conto con rammarico di aver saltato numerosi punti di interesse, tra cui il Conservatory Garden, il memoriale di John Lennon, la statua di Alice in Wonderland. Poco male, avremo qualche scusa per tornare in questo luogo magico fuori dal tempo, anche se ci coglie il sospetto che per godere a pieno di Central Park non basti una vita intera. Poche fermate di metro per raggiungere il Rockefeller Center e siamo pronti per la scalata al Top of the Rock. Aspettiamo l’orario di ingresso gustando la zozzissima pizza pepperoni di Ace’s Pizza, mentre conversiamo con un’italiana a New York che ci conferma che stiamo assaporando una delle insindacabili delizie della città. La spettacolarità dell’ascesa inizia già dagli effetti visivi che ci accolgono negli enormi ascensori dell’edificio. Percepiamo che qualcosa di straordinario e irripetibile sta per accadere, ma mai niente avrebbe potuto prepararci ad uno spettacolo così surreale. I grattacieli che si disperdono a vista d’occhio hanno un che di curativo, a tratti sacro, e non ci fanno sentire affatto piccoli ma imponenti e grandiosi, proprio come loro. Ogni edificio si erge con la sua personalità più o meno prorompente, tentando di catturare gli sguardi con ogni mezzo, ma nessuno può competere con sua maestà l’Empire State Building e sua altezza Central Park. Rimaniamo in vetta a farci scompigliare i capelli per più di un’ora, col tempo che scorre sereno e giocoso, intenti a catturare ogni singolo dettaglio della vita che scorre nelle strade frenetiche sottostanti, con la Statua della Libertà che sullo sfondo sorveglia attenta quanto inevitabilmente accade.


D’improvviso Riccardo annuncia che dobbiamo scendere perché un impegno improrogabile ci attende. Rimango piacevolmente sorpresa dalla notizia che due biglietti per uno spettacolo di Broadway ci attendono al Winter Garden Theatre. Quale miglior regalo può essere fatto a un’appassionata di teatro? Mi catapulto giù impaziente di sapere quale musical delizierà la nostra serata. Giusto il tempo di un hot dog al volo in strada per poi sentire un vero tuffo al cuore allo scoprire che faremo un salto indietro nella nostra gioventù con Back to the Future! Il teatro ci accoglie con una folla fragorosa e delle installazioni interne a dir poco spettacolari. Gli avventori si agitano vorticosi fra i banchetti che vedono cibarie e gadget brandizzati, trasmettendo un’irrequietezza impaziente che mai avevo sentito in un teatro italiano, fucina di atmosfere malinconiche. Ci lasciamo travolgere da attori strabilianti ed energici, coreografie grandiose e ipnotiche, scenografie e costumi curati nei minimi dettagli e un pubblico divertito e coinvolto ai limiti della fantascienza. Usciamo cambiati, consapevoli che il teatro, in tutte le sue forme, è sempre giusto, è sempre necessario. Prima di rientrare alla base, ci facciamo cullare dalle vibrazioni visive e sonore di Broadway, Times Square e Bryant Park, letteralmente presi d’assalto a quest’ora della sera.



GIORNO 7 Brooklyn
E’ arrivato il momento di addentrarci nelle viscere più scomode di Brooklyn, dove le contraddizioni padroneggiano e le dissonanze riecheggiano. Cominciamo dal dovuto pellegrinaggio all’imperdibile e maestoso murale dedicato a The Notorious B.I.G, re indiscusso del rap newyorkese, sulla Bedford Avenue, all’angolo con Quincy Street. L’icona dell’hip hop è infatti cresciuta in questo quartiere ed è innegabile la riverenza e il rispetto che un’opera del genere suscita in chiunque la guardi. Riccardo è visibilmente emozionato di fronte all’idolo della sua infanzia, che ha fatto nascere e crescere in lui la passione per la musica e il deejay-set.

Decidiamo di raggiungere a piedi la zona di Dumbo, per avere un assaggio della Brooklyn meno battuta e multiculturale, e ci accorgiamo immediatamente che la nostra meta è preceduta dal quartiere ultra-ortodosso chassidico raccontato anche nella miniserie Unorthodox. Camminiamo sotto gli sguardi incuriositi degli abitanti della comunità, facilmente riconoscibili per le caratteristiche capigliature e il vestiario modesto, che emanano rigidità e chiusura decisamente disturbanti e sconvolgenti. La camminata si rivela più lunga del previsto ma non ci pentiamo della scelta, avendoci permesso di assaporare vari lati dell’eclettico quartiere, più o meno oscuri. Dumbo ci accoglie con un’atmosfera festosa, a partire dal Dumbo Archway brulicante di giovani. Una rapida visita al delizioso Power House Books per poi godere nuovamente della strepitosa vista del Manhattan Bridge da Washington Street senza la folla assordante della volta precedente. Ci godiamo una piacevole passeggiata lungofiume sulla Brooklyn Bridge Park Greenway che, con le sue viste spettacolari su Manhattan e Governors Island, ci fa raggiungere con facilità il quartiere residenziale più ambito della città, Brooklyn Heights. Ci rilassiamo nell’isolato delle “vie della frutta” con le antiche e pittoresche case a schiera, per poi divertirci a scovare la casa di Truman Capote in Willow Street.



Ad un orario decisamente tardo ci sfamiamo con un falafel di Heights Falafel per accumulare le energie necessarie ad un po’ di shopping per Manhattan. Perdiamo il controllo facilmente, vista l’offerta inesauribile di prodotti di ogni tipo e non possiamo esimerci dal portare a casa un cappellino di MLB Flagship. I nostri amici newyorkesi ci avvisano che al tramonto ci sono buone probabilità di vedere lo spettacolare Manhattanhenge, noto anche come solstizio di Manhattan, un fenomeno in cui il sole si allinea perfettamente con le strade che attraversano il distretto di Manhattan in direzione est-ovest. Intorno all’orario fatidico, le strade si riempiono di persone con gli occhi puntati all’orizzonte, speranzosi nell’avverarsi del miracolo naturale. Purtroppo una nube minacciosa decide di mettersi in mezzo e il miracolo non si compie. Ma siamo comunque felice di aver avuto anche solo la possibilità di poter vivere qualcosa di così magico.
GIORNO 8 Bushwick
Ci svegliamo increduli che l’ultimo giorno di questa sorprendente avventura abbia osato arrivare. Stentiamo a trattenere le lacrime mentre sgonfiamo il comodissimo materasso che ci ha accolto in questi giorni, mangiamo la nostra ultima colazione con vista e rimettiamo in ordine le valigie. Gustiamo a pieno ogni passo che ci divide dalla fermata della metropolitana di Bliss Street: ci mancheranno le iconiche scale d’emergenza, le facciate con i mattoncini rossi, i deliziosi esercizi commerciali, le ampie strade alberate, i bei cortili e gli eleganti spazi verandati. Decidiamo di investire la nostra ultima mattinata dedicandoci ad uno dei templi della street art newyorkese, il quartiere di Bushwick. Non appena saliamo in superficie dalla fermata della metropolitana, ci troviamo catapultati in un’esperienza immersiva destabilizzante, con opere magistrali ad ogni angolo. Ci sentiamo a casa mentre camminiamo per le ampie strade invase da artisti di strada al lavoro, accompagnati da musica underground ad alto volume. Il senso di comunità è potentissimo e decidere quale opera adorare è letteralmente impossibile.



Fatichiamo a lasciare questo quartiere così ricco culturalmente, che fa vibrare ogni singola fibra della nostra anima. Passiamo le poche ore che ci rimangono a passeggiare per Manhattan alla ricerca di qualche acquisto dell’ultimo minuto, che però non riusciamo a fare tanta è la malinconia che ci assale. Compriamo soltanto una pianta di ringraziamento per i nostri amici che ci hanno accolto così calorosamente e qualche souvenir prima di raggiungere a malincuore JFK. Saranno stati i tantissimi libri letti, le tonnellate di film iconici visti, le milioni di immagini osservate, ma questa città ci è sembrato di conoscerla da una vita. La tentazione di trasferirci ci ha ossessionato ogni minuto di questo sublime viaggio e abbiamo maledetto più volte chi ci aveva assicurato che quattro o cinque giorni sarebbero stati sufficienti per apprezzare la città. Sentiamo di averne appena scalfito la superficie, consapevoli che ci sia ancora talmente tanto da esplorare che non basterebbe una vita.
Be not inhospitable to strangers
Lest they be angels in disguise
George Whitman
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A presto e Buon viaggio!!
Chiara









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