Un itinerario di 10 giorni in una Francia ipnotica e sublime, intrisa di una sacralità commovente e minacciosa. Rimarrete ammaliati da borghi marinari che hanno ispirato artisti talentuosi, da scogliere statuarie e spiagge infinite, da sapori e atmosfere al limite della perfezione. Se siete pronti a farvi tentare dallo stile di vita bohémien, nonché rivivere i tragici eventi dai quali deriva la nostra precaria libertà, questo viaggio iconico fa decisamente per voi.

Periodo: Luglio-Agosto 2026

Mezzo di trasporto: Auto

Pernottamento: B&B, Appartamento, Cottage

Per il nostro primo itinerario on-the-road con figlia di 16 mesi al seguito, abbiamo optato per una meta affascinante ma non troppo lontana da casa, così da poter sperimentare il suo primo volo con serenità. Volare su Parigi Beauvais con ritorno da Nantes è stata decisamente una scelta vincente: ci ha permesso di ottimizzare gli spostamenti e di usufruire comodamente della Dacia Duster messa a disposizione da Europcar (anche se il fatto che avessimo prenotato una Peugeot 3008 non ci è andato ancora giù). Le strade normanne sono molto scenografiche, ben tenute e con pochissimi caselli autostradali, vista l’introduzione del “flux libre” che permette di pagare comodamente il pedaggio online entro 72 ore. I limiti di velocità, spesso schizofrenici, sono costantemente monitorati rendendo la viabilità generalmente sicura anche se a tratti un po’ maldestra. Nel periodo estivo la costa francese è molto battuta ma, se siete a disposti a pagare, la ricerca del parcheggio non sarà mai difficoltosa.

Nonostante l’ondata di calore senza precedenti, la Normandia è riuscita a darci un po’ di tregua dalla canicola infernale che tormenta ormai ininterrottamente l’Europa nel periodo estivo. Non abbiamo incontrato un solo giorno di pioggia, ma non mi sento di sconsigliarvi una valigia attrezzata visto che il clima può essere inclemente.

Non definirei la Normandia una meta adattissima a famiglie con bambini piccoli, considerato che molte mete sono delle autentiche scalate e la strutture ristorative difficilmente mettono a disposizione seggioloni. Ma se siete una famiglia con un elevato livello di adattabilità e volete abituare fin da subito i piccoli viaggiatori alla flessibilità, non escludete questa meta imperdibile. Per fortuna la nostra esperienza con le strutture ricettive si è rivelata molto diversa: culle e seggioloni sempre disponibili, con grande attenzione alla sicurezza e alle esigenze dei più piccoli. Potrei soffermarmi sulla disponibilità di parchi gioco ma, vista l’immensa offerta di meraviglie architettoniche e naturalistiche, mi sembra un argomento piuttosto secondario. Sappiate che i caroselli non mancheranno mai, neanche nel villaggio meno frequentato che possiate incontrare.

Mont Saint-Michel merita decisamente un paragrafo a parte, viste le varie considerazioni da fare per programmare la visita in modo ottimale. Optate per ammirarlo la mattina presto o il tardo pomeriggio, per evitare il sovraffollamento e godere del miraggio in totale beatitudine. Per stabilire la fascia oraria ottimale per la vostra visita, controllate gli orari delle maree su https://www.ot-montsaintmichel.com/marees/, considerando che si verificheranno sempre due cicli completi ogni giorno e che la durata del fenomeno di alta marea dura all’incirca 2 ore. Se avete più giorni a disposizione, scegliete quello in cui il coefficiente di marea è più alto, così da godere di un effetto più spettacolare e aumentare la probabilità di vedere il monte diventare isola. Considerate che, grazie alla costruzione della nuova passerella, il Mont Saint-Michel sarà sempre collegato alla terraferma anche nei giorni di marea più marcata, senza alcun rischio per la vostra sicurezza. Purtroppo prenotare i biglietti dell’abbazia su https://tickets.monuments-nationaux.fr/ non vi farà evitare la lunga fila all’ingresso in alta stagione, ma vi garantirà l’accesso nell’orario più congeniale per voi, che non è mai scontato. Ricordate di non avventuratevi mai nella baia senza una guida certificata, in quanto potrebbe mettere a repentaglio la vostra sicurezza.

Accompagnate il vostro itinerario con una rilettura di Madame Bovary di Gustave Flaubert. Non solo perché i romanzi ottocenteschi, con il loro romanticismo e la loro minuzia descrittiva, infondono sempre un livello di benessere letterario impareggiabile, ma soprattutto perché fare un viaggio profondo e riflessivo nella disillusione sentimentale è ciclicamente necessario. Struggetevi quindi insieme ad Emma, alla ricerca compulsiva di passione e devozione in una società egoista e senza cuore, incapace di soddisfare qualsivoglia ricerca della felicità, per quanto ardita.

Leggete il diario di viaggio sulle note del compositore Erik Satie che con le sue Gymnopédies continua ancora a sorprendere e sconcertare. Le armonie poco comuni e introspettive sono la perfetta colonna sonora per un angolo di mondo misterioso e sublime come la Normandia.

GIORNO 0 Bienvenue Rouen – 90 km

Arriviamo a Les clés d’à côté – Maison d’hôtes de charme nel tardo pomeriggio, dove la gentile proprietaria e un abbondante tagliere di salumi e formaggi locali ci accolgono con calore. Rimaniamo deliziati dal tranquillo contesto residenziale di Sotteville-lès-Rouen e dall’alloggio ricco di storia e di buon gusto. Trascorriamo la serata in giardino a godere della frescura, per poi addormentarci placidamente con una strabiliante vista sulla luna piena.

GIORNO 1 La ville de Jeanne d’Arc Honfleur – 80 km

Dopo una abbondante colazione, Rouen ci accoglie accaldata ma poco affollata. Iniziamo l’esplorazione del quartiere storico partendo dalla Place du Vieux-Marché, la piazza dove Giovanna D’arco fu arsa viva. La piazza ci offre le prime case a graticcio del viaggio, intrisa di un’atmosfera fascinosa e rilassata nonostante il suo passato nefasto. Non possiamo lasciarla prima di averne scoperto il gioiello più prezioso: l’Église Sainte-Jeanne-d’Arc. La chiesa, con le sue immense vetrate colorate, toglie letteralmente il fiato. La struttura è seducente e il tetto che ricorda le fiamme del rogo si integra perfettamente con l’andamento sinuoso della piazza. Non usciamo prima di aver degnamente reso omaggio all’eroina di Francia più nota e rispettata. Imbocchiamo poi l’arteria principale della città, Rue du Gros-Horloge, che ci accompagna placidamente al cospetto dell’orologio omonimo. Passiamo sotto di lui sentendoci piccoli e insignificanti, ipnotizzati dalla lucentezza dei suoi dettagli. Proseguendo raggiungiamo finalmente il centro nevralgico di Rouen, Place de la Cathédrale. La cattedrale è un capolavoro gotico che stordisce per la sua maestosità. La facciata, incorniciata da due grandi torri e da tre portali istoriati, ha ispirato Monet in alcune delle sue opere più iconiche. Rimandiamo la visita degli interni al pomeriggio in quanto l’ora della pappa è scattata. Su consiglio della proprietaria del nostro alloggio, pranziamo al Café Hamlet con due tartare deliziose. Il café si trova in una location unica in Europa, l’Aitre Saint-Maclou. Oggi cortile alberato su cui si affacciano deliziose case a graticcio, è stato un tempo fossa comune per i morti di peste, come testimoniano le macabre sculture e i fregi con teschi e tibie. Superato lo sconcerto iniziale, se ne apprezza la bellezza e l’originalità architettonica che non passano certo inosservate.

Lasciamo il cortile per dirigerci di nuovo verso la cattedrale e ammirarne gli interni. L’altezza vertiginosa delle colonne fa sentire letteralmente proiettati verso l’alto e la maestosità di ogni dettaglio lascia letteralmente senza parole. Non vorremmo uscire mai, un po’ per la temperatura gradevolissima, un po’ perché camminare per le navate silenziose ci riconnette con la nostra anima più pura. Dopo aver scoperto di essere a Rouen nell’unico giorno di chiusura settimanale del Musée des Beaux-Arts, un po’ disorientati finiamo la giornata nei dintorni dell’abbazia di Saint-Ouen e del suo delizioso parco. Ci aspetta un’oretta di macchina prima di entrare nella regione del Calvados e raggiungere l’alloggio di Honfleur. La proprietaria di La promesse ci fa sentire subito a casa e, dopo una rapida scorpacciata di galette da Hamelin16, decidiamo di dedicare la serata a far ambientare la piccola Nina all’appartamento, spazioso e accogliente.

GIORNO 2 Falaises Honfleur – 100 km

Étretat ci accoglie inondata di sole e con una temperatura mediterranea, in una veste in cui non avremmo mai pensato di vederla. Giusto il tempo di caricare Nina sulle spalle, alla nostra prima esperienza con lo zaino porta bimbi, e siamo pronti per esplorare una delle meraviglie indiscusse della Normandia. La spiaggia è affollata di bagnanti e la Falaise d’Aval è anche più bella ed elegante di come l’avevamo a lungo immaginata. Raggiungiamo subito la sua vetta per godere della spettacolare vista sulla costa, prima che la morsa del caldo lo renda insostenibile. Lo sguardo si perde sognante dalla Manneporte, meno slanciata ma imponente, alla Falaise d’Amont, con la sua cappella dalla guglia appuntita. Capiamo senza alcuno sforzo perché questo luogo abbia ispirato gli artisti più influenti, oltre ad attirare la buona società parigina già dal XIX secolo.

Mangiamo del pesce fresco e sorprendentemente saporito da Le Bistretatais, cercando disperatamente di convincere Nina a stare seduta al tavolo piuttosto che esplorare ogni singolo angolo del ristorante. Facciamo una breve passeggiata per il paese, costellato di ville da sogno, per poi approfittare di una sosta lungomare durante il pisolino pomeridiano. L’atmosfera vacanziera è rigenerante e ci fa un po’ pentire di non aver portato un costume per tentare l’approccio con le acque della Manica. La spiaggia ci offre anche un primo assaggio di bassa marea, assolutamente sorprendente e inaspettata. Purtroppo il caldo afoso ci impedisce di arrampicarci con lo zaino porta-bimbi sulla vetta della Falaise d’Amont, dove avremmo voluto godere della vista dai Jardins d’Etretat e dalla Chapelle Notre-Dame-de-la-Garde. Rientriamo ad Honfleur per una ricca spesa al supermercato, per poi passare la serata in appartamento a organizzare con cura le tappe successive.

GIORNO 3 Déjà-vu Honfleur

Decidiamo di fare una pausa dall’auto, dedicandoci all’esplorazione della deliziosa Honfleur. Percorriamo con calma le strade soporose che portano ad uno dei centri nevralgici della quotidianità del borgo, Place Sainte Catherine. La chiesa omonima è sicuramente il monumento più originale di Honfleur, con l’antico campanile separato dalla struttura principale, dall’aspetto precario e irresistibilmente nordico. Apprezziamo l’intimità degli interni prima di esplorare la parte alta del paese, fatta di strette viuzze in salita con case a graticcio impeccabili e gallerie d’arte e negozi d’antiquariato irresistibili. Ci perdiamo un po’ prima di fermarci per l’immancabile seconda colazione alla Boulangerie Éric Kayser dove, seppur in preda all’indecisione, la scelta non può che ricadere su un pain au chocolat. Dopo aver rimandato il momento per ore interminabili, non possiamo più resistere e ci catapultiamo nell’incantevole Vieux Bassin. Lo percorriamo in tutta la sua lunghezza per godere di ogni scorcio, di ogni edificio bizzarro, di ogni angolo al limite della perfezione. Niente è lasciato al caso: le vecchie insegne, il carosello storico, le barche ormeggiate. Tutto sembra essere stato posizionato al solo scopo di creare la perfetta scenografia di un film dal gusto raffinato, sculture di Bruno Catalano comprese. Scattiamo tutte le foto possibili prima di essere colpiti da un fortissimo déjà-vu, che ci catapulta prepotentemente al porto di Amsterdam, inquietantemente somigliante. Ancora abbagliati dalla bellezza del porto, fuggiamo dalla folla per visitare l’Église catholique Saint-Léonard e i suoi freschi giardini all’inglese che fanno da cornice a vecchi lavatoi magnificamente conservati.

Per pranzo ci abbandoniamo ai rassicuranti sapori italiani della trattoria Da Mario e Monica, che con le loro origine siciliane e venete sono riusciti a mettere su un menù semplicemente irresistibile, per poi rientrare in appartamento per evitare il caldo delle ore centrali.

Nel pomeriggio passeggiamo senza fretta nel Jardin des Personnalités, dove ai personaggi legati ad Honfleur sono dedicati dei giardini simbolici con una superba vista sull’estuario. I busti che spuntano timidamente dalle siepi ci incuriosiscono a tal punto da voler conoscere la storia di ognuna delle personalità celebrate. Impossibile non rimanere abbagliati dalla dolcezza del giardino dedicato a Monet, ultima personalità rievocata. Al termine del parco ci aspetta l’immensità della spiaggia del Butin, che con la bassa marea è un tripudio di riflessi cangianti.

Non volendo avventurarci sulla sabbia col passeggino, torniamo verso il centro percorrendo la passeggiata lungomare, per gustare un gelato da Glaces de la Ferme du Bois Louvet e fare un giro per botteghe. Solo dopo che Nina ha terminato di testare tutti gli scalini disponibili sulla via del rientro, riusciamo finalmente a raggiungere l’appartamento e a goderci un po’ di meritato riposo.

GIORNO 4 La belle vie Honfleur – 40 km

Prendiamo la mattinata con lentezza prima di partire alle volte di Deauville, la stazione balneare francese per eccellenza. La località della Côte Fleurie, dal sapore cinematografico, ci accoglie con una giornata poco affollata e decidiamo di parcheggiare nei pressi della stazione ferroviaria per cominciare dall’esplorazione dal porto, in cui ancora riecheggiano i vecchi fasti. Le ville e le strutture ricettive che si arrampicano sulle alture a perdita d’occhio, le barche a vela che affollano il Bassin Morny e i due moli imponenti perfettamente ricostruiti danno a Deauville una solennità senza eguali, che intimorisce ma non allontana. La passeggiata verso la spiaggia è irresistibile, soprattutto quando si costeggia il Bassin de Plaisance, dove gli alloggi permettono di parcheggiare la barca direttamente sotto la veranda di casa e il déjà-vu del viaggio ad Amsterdam torna ad affacciarsi con prepotenza. Basta davvero poco per dimenticare i passi appena percorsi quando la perfezione della stazione balneare ideale si staglia davanti ai nostri occhi. La Promenade des Planches farebbe innamorare chiunque, senza sforzo, senza dilungarsi in rievocazioni storiche di sorta. La spiaggia, una delle più belle della Normandia, è sterminata e i colori unici dei suoi ombrelloni la rendono iconica tanto quanto l’eleganza delle sue caratteristiche passerelle. Ci divertiamo a cercare i nostri attori preferiti e ci facciamo trasportare dall’atmosfera da dolce vita che solo i milionari possono esperire fino in fondo. Non possiamo perderci la torretta di salvataggio che catapulta a Miami Beach in un baleno prima di avventurarci in paese per pranzare.

Alla ricerca disperata di un ristorante provvisto di seggiolone, ci imbattiamo in Bouillon Morny, proprio di fronte alla splendida Place du Marché. Finalmente ci facciamo deliziare dalla cucina casalinga normanna a un costo contenuto e ci facciamo coccolare dall’atmosfera rilassata e familiare. Dopo pranzo attraversiamo il Pont des Belges per immergerci nella dirimpettaia Trouville. Borgo di pescatori in passato, si è fatta contagiare dalla voglia di vivere di Deauville, riuscendo comunque a crearsi un’identità personale, leggermente meno mondana e più eclettica. Ci facciamo conquistare dalle opere di street art ben integrate, dai negozietti tradizionali e dal lungomare attraente, costeggiato da una sfilza di ville davvero invidiabili. Dimentichiamo la razionalità della struttura urbanistica di Deauville per perderci in un vero e proprio dedalo di viuzze strette e ripide, testimoni di un passato modesto ma mai rinnegato.

GIORNO 5 Sa Majestè la Pomme Honfleur – 40 km

Dedichiamo la mattinata alla visita di uno dei musei più stravaganti di Normandia, la Maisons Satie. Ispirato all’universo personale e artistico del musicista Erik Satie, nativo di Honfleur, ci catapulta in un mondo onirico e decisamente sopra le righe. Tra pere volanti, pianoforti che suonano da soli e giostre bizzarre, con cuffie a infrarossi che accompagnano musicalmente la visita, perdiamo il senso dell’orientamento nelle varie sale, fino al salottino teatrale conclusivo dedicato alla danza. Usciamo frastornati dal percorso surreale e originalissimo e con la mente offuscata dall’eccentrico balletto della famosa scimmia meccanica, consapevoli di essere stati nutriti con stravaganza. Prima di rientrare in appartamento, ci godiamo un po’ vita lenta in centro, facendo la spesa al mercato di Place Sainte Catherine per un pranzo a base di poulet rôti e frutta fresca, come dei veri local. Nel pomeriggio, invece, improvvisiamo una degustazione a Gonneville-sur-Honfleur, al Domaine de la Pommeraie. Ci accolgono un branco di mucche molto socievoli e una guida locale giovane e frizzante. La visita parte dalla celebrazione delle mele, i cui alberi invadono lo spazio con eleganza, per poi procedere nei vari ambienti in cui si consuma il processo produttivo. Le cantine, con quell’odore caratteristico e l’estetica accattivante, ci conquistano all’istante. L’assaggio ci delizia con pommeau, calvados, confettura di sidro e succo di mela. Avremmo voluto razziare lo shop, ma ci limitiamo ad acquistare la confettura e una bottiglietta di whisky.

L’orario non si presta ad un rientro a casa, così decidiamo di improvvisare una pizza a Deauville per osservare il tramonto. I minuti che anticipano il calar del sole ci colgono irrequieti, consapevoli che qualcosa di grandioso stia per accadere. Non so esprimere il senso di quiete che sprigiona questa spiaggia sterminata, infuocata dai colori di un sole così definito. Passeggiamo senza fretta, godendo di ogni riflesso, di ogni profumo, di ogni soffio di vento. E’ tutto così esageratamente perfetto da farci sentire insignificanti di fronte all’ennesimo straordinario spettacolo della natura.

GIORNO 6 Pour ne pas oublier Honfleur – 220 km

Il giorno dedicato alla memoria è arrivato e decidiamo di passarlo alla spiaggia in cui, nel giorno dello sbarco, si è combattuta la battaglia più cruenta e sanguinaria, Omaha Beach. Ci immergiamo nell’atmosfera del luogo partendo dalla mostra al Visitor Center del Cimitero Americano di Colleville-sur-Mer. Ripercorriamo le ore al cardiopalma che hanno preceduto la battaglia del 06 Giugno 1944, l’imprevedibilità metereologica che ha messo a repentaglio la missione più volte, il coraggio indomito di migliaia di soldati che hanno sacrificato la vita in nome della nostra libertà, ahimè sempre più precaria. Ci commuoviamo ad ogni foto, ad ogni oggetto, ad ogni testimonianza, ad ogni nome rievocato in sottofondo. Ma l’emozione ci esplode nel petto solo all’uscita della mostra, quando più di 9000 croci e stelle di David bianche si stagliano con dignità straziante davanti a noi, con uno dei tratti di costa più belli del Calvados a fare da sfondo. Mentre passeggiamo, riflettiamo su quanto spesso dimentichiamo l’importanza che il D-Day ha avuto nella costruzione della società libera in cui viviamo e che diamo sempre troppo per scontata. Dimentichiamo anche quanto il nostro paese abbia fatto del male al mondo, un male che plasma ancora il nostro presente e che potrebbe essere inflitto di nuovo. Camminiamo immersi in un silenzio innaturale con il cuore pieno di rispetto e gratitudine, promettendo a quelle croci che faremo tutto quanto è in nostro potere per far sì che orrori del genere non si ripetano.

Pranziamo da D-DAY House dove Nina viene coccolata con cura dai ristoratori, permettendoci di godere eccezionalmente di un pasto in tranquillità. Dopo pranzo, ci sediamo ad ammirare il memoriale “The Braves”, meravigliandoci dell’affollamento della spiaggia decisamente in disaccordo con il tragico passato di questo tratto di costa. Passeggiamo poi sul lungo mare in compagnia dei gabbiani, godendo di una leggera brezza e percorrendo con lo sguardo tutto il litorale fino alla falesia di Pointe du Hoc, il cui assalto rimane decisamente una delle storie più memorabili dello Sbarco. Rientriamo in appartamento per una rapida cena svuota frigo e accompagniamo Nina tra le braccia di Orfeo con una romantica passeggiata, ammaliati dal tramonto su Honfleur.

GIORNO 7 Refuge Dol-de-Bretagne – 200km

Il momento di lasciare il nostro nido di Honfleur per avvicinarci timidamente alla baia di Mont-Saint-Michel è finalmente arrivato. Ci allontaniamo dal borgo con rammarico, ma energizzati dalla consapevolezza che la tappa più straordinaria di questo viaggio debba ancora materializzarsi. Ammortizziamo il lungo viaggio con una tappa intermedia a Caen, dove l’Abbaye aux Hommes si staglia carismatica davanti ai nostri occhi non appena emergiamo dal sotterraneo del parcheggio. Sembra uscita da un dipinto, tanto le sue forme sono armoniose e sprezzanti al tempo stesso. Decidiamo di lasciare la sua visita per la fine della giornata, addentrandoci subito nel centro. Ci bastano poche decine di minuti di esplorazione per capire il motivo per cui Caen viene definita la città dei cento campanili, nonostante dopo lo sbarco la maggior parte del suo patrimonio architettonico sia stato sepolto sotto i bombardamenti. Prendiamo delle baguette da asporto che consumiamo nell’ombreggiata Place de la Republique, tentando di contenere l’entusiasmo di Nina che ha deciso di percorrerne tutto il perimetro imperterrita. Ci giochiamo il pisolino pomeridiano con una passeggiata verso la Abbaye-aux-Dames, che si rivela molto più dimessa della sua gemella, pur vantando una posizione sopraelevata con vista. Gli interni bianchi della chiesa emanano una luce divina e le vetrate rosee dell’abside conferiscono un aspetto romantico a quello che ai tempi fu solo un vile tentativo di riconciliazione col papa di turno. Riscendiamo costeggiando il Quartier du Vaugueux e lo Chateau per avere un altro delizioso assaggio del passato medievale della città. Dopo una breve sosta per gli acquisti da Jacadi, è arrivato il momento di farsi abbracciare dalla sacralità del gioiello commissionato da Guglielmo il Conquistatore. Gli interni rassicuranti e il silenzio spettrale confliggono nettamente con i tempi in cui questo luogo fu rifugio dagli orrori della battaglia di Normandia. Ci fermiamo ancora un po’ a godere delle splendide cappelle dell’abside, al suono delle preghiere di una coppia di avventori in cerca di misericordia, per poi dirigerci al parcheggio sotterraeneo per recuperare l’auto.

Ripartiamo alle volte del nostro ultimo appartamento, a pochi chilometri dalla regina di questo itinerario, Mont-Saint-Michel. A un certo punto del tragitto, il monte si staglia in lontananza come un miraggio e un tuffo al cuore mi pervade. La mia mente torna prepotentemente ad una manciata di giorni felici della mia infanzia, quando mio nonno comprò un puzzle 3D che ritraeva proprio l’abbazia più famosa di Francia. Il completamento dell’opera richiese molto tempo e ci permise di costruire un bagaglio di ricordi indelebili, che dopo più di 30 anni mi hanno portato a voler essere proprio qui, ai piedi di questo luogo straordinario, desiderosa di onorare il secondo uomo più importante della mia vita. Manoir de la Bégaudière ci accoglie con un’atmosfera bucolica, catapultandoci in un universo da fiaba. Il cottage con giardino privato è quanto di meglio potessimo desiderare e ci ambientiamo con facilità coccolati da un tramonto infuocato sulle campagne circostanti.

GIORNO 8 La reine de la baie Dol-de-Bretagne – 60km

Ci svegliamo di buon ora con l’illusione di raggiungere Mont-Saint-Michel in un momento tranquillo. Tuttavia, la sola coda per la navetta è sufficiente a dimostrare che ormai questo luogo possa essere solo e soltanto terribilmente sovraffollato, a qualsiasi ora del giorno. Riusciamo a saltare la fila grazie all’aiuto di una ragazza francese che, vista la giovanissima età di Nina, intercede per noi. Arriviamo ai piedi del monte in piena bassa marea, con gli occhi gonfi di meraviglia di fronte al luogo più surreale e ipnotico che abbiamo mai visto in vita nostra. La baia senza fine, i colori bruciati dal sole, l’abbazia svettante, tutto contribuisce a creare una scenografia magistrale, che fa dimenticare immediatamente il fastidioso iperturismo. Appena ci incamminiamo all’interno dei bastioni, ci rendiamo conto di quanto poco basti allontanarsi dalla via principale per trovare terrazze mozzafiato dalle quali godere del panorama, anche in completa solitudine. Sarà la vista dall’alto, ma ci ritroviamo inaspettatamente ad invidiare i coraggiosi che si sono avventurati nella baia, nonostante la fanghiglia minacciosa, nonostante il sole cocente, nonostante tutti i pericoli che stanno inconsapevolmente correndo. Camminiamo pacificamente godendoci ogni scorcio per poi affrettarci a trovare una buona posizione sulla torre nord per ammirare l’innalzamento della marea ormai prossimo. Rimaniamo sorpresi dal poco tempo che impiega il monte per essere completamente circondato dalle acque, acquisendo un sapore isolano sinceramente meno affascinante.

Dopo un breve pranzo al sacco è arrivato il momento della nostra scalata all’abbazia dell’arcangelo. La vista dalla terrazza ovest è solo il preludio allo splendore degli interni della chiesa abbaziale, dalle colonne slanciatissime e dall’aspetto drammaticamente austero. La visita prosegue attraverso il chiostro, per poi immergerci nelle sale interne dell’edificio, tra refettori luminosi e cripte su cui poggia magistralmente l’intera struttura. Dopo aver fatto razzia al bookshop, riscendiamo dal percorso panoramico, che nonostante continui a dare sulla stessa baia non smette di entusiasmarci. Tutta la nostra discesa del monte diventa inevitabilmente una caccia al souvenir, finché Riccardo non mi ricorda elegantemente che non possiamo tappezzare la casa di sole raffigurazioni di Mont-Saint-Michel da ogni tipo di angolazione. Peccato! Saliamo a malincuore sulla navetta, vedendo il mirabile profilo allontanarsi sempre più, rassicurati dal fatto che sia tuttavia impresso irrimediabilmente dentro di noi.

Dopo una rapida spesa al supermercato, passiamo la serata al cottage, facendo visita alle mucche pezzate nel pascolo vicino prima di consumare una cena lenta.

GIORNO 9 Avant goût de Bretagne Dol-de-Bretagne – 60km

Decidiamo di fare un piccolo assaggio di Bretagna in una delle sue perle più maestose, Saint-Malo. Rimaniamo esterrefatti di fronte al flusso di persone che la attraversa, facendo sembrare solitaria l’esperienza del giorno precedente. Ci perdiamo dentro i suoi bastioni, tra vie costellate di boulangerie profumate, alla ricerca dell’iconica Maison du Beurre. Dopo esserci fatti conquistare da dei teneri artisti di strada, pranziamo da Timothy con quiche lorraine e moules-frites. Passiamo il pomeriggio camminando sui maestosi bastioni, con una vista mozzafiato su un mare paradisiaco. Invidiamo i villeggianti che si tuffano sereni nella grande piscina artificiale e che raggiungono a piedi i piccoli isolotti vicini col benestare della bassa marea, regalandoci l’illusione di un mare accogliente. Terminiamo il pomeriggio rinfrescandoci nella Cathedrale Saint-Vincent prima di salutare questo prezioso gioiello, che tuttavia non riesce a superare il miraggio del giorno precedente.

Per la nostra ultima sera scegliamo una chiusura grandiosa, ammirando il tramonto dal punto panoramico più iconico e memorabile del viaggio. Guidiamo emozionati fino al villaggio di La Rive e con impazienza ci avventuriamo nei pascoli di pecore che si aprono a perdita d’occhio davanti a noi. La vista sul monte è impareggiabile e il cielo che sta già cambiando colore preannuncia le emozioni che andremo a vivere. Camminiamo verso la baia, desiderosi di toccare il gioiello prezioso che si staglia davanti a noi per farlo nostro, per custodirlo gelosamente. Le pecore intimidite, il terreno scavato dalle maree a formare serpentine sinuose, i colori infuocati del cielo, tutto ci commuove e ci attraversa, con una forza così travolgente da farci sentire sopraffatti. Non avevamo mai goduto di un paesaggio così impalpabile, così ultraterreno, così tremendamente rassomigliante ad un dipinto. Malediciamo la terra che decide di compiere anche per oggi il suo moto eterno, perché non possiamo negare quanto privarci della vista del monte faccia male e sia tremendamente ingiusto. Torniamo all’auto non potendo fare a meno di girarci ad ogni passo, cercando di imprimere il ricordo di questo momento per sempre nella nostra mente. Guidiamo verso il cottage in stato di grazia, consapevoli che pochi altri posti nel mondo sono stati e saranno così poetici e sublimi.

“Secondo lei, taluni luoghi sulla terra possedevano la peculiarità di produrre la felicità,

quasi essa fosse stata una pianta alla quale è necessario un particolare terreno,

una pianta che cresce male in qualunque altro luogo.”

Madame Bovary – Gustave Flaubert

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A presto e Buon viaggio!!

Chiara

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Benvenuti nella mia vita di viaggiatrice esigente e insaziabile.

Nutrita dall’amore per la diversità e da una curiosità morbosa, giro il mondo con mezzi modesti alla ricerca della purezza e dell’essenzialità dell’arte del viaggio.

Perdetevi senza fretta tra le mie pagine e troverete gli itinerari più significativi della mia esperienza di viaggiatrice. Ve li dono con tutta la generosità possibile, sperando che possano arricchire presto la vostra vita di bellezza e stupore. Lasciatevi ispirare, lasciatevi contagiare, lasciatevi attraversare.

Buon viaggio!

Chiara

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Wanderlust

Desiderio di andare altrove, oltre il proprio mondo. Intensa voglia di autosviluppo personale attraverso la scoperta dell’ignoto, affrontando sfide impreviste e conoscendo culture e stili di vita sconosciuti.

Le regole dell’itinerario perfetto

Viaggio “di stagione” Ci sono mete godibili solo in determinati periodi dell’anno e mete che, in base alla stagione, consentono itinerari di diversa natura. Cerca di avere sempre chiaro quando vuoi, o puoi, viaggiare prima di scegliere la tua destinazione. E se c’è una meta che proprio non vuoi perderti, assicurati di visitarla nel giusto periodo. http://www.quandoandare.info/ è il sito ideale per una pianificazione ponderata.

Viaggio consapevole Non pianificare mai un viaggio senza aver chiara la situazione sanitaria e politica della tua destinazione. Evita sempre mete instabili politicamente o per le quali sono consigliate precauzioni che non vuoi prendere. Non sottovalutare le informazioni atte a garantire la tua sicurezza e informati sempre sui documenti necessari al tuo viaggio. http://www.viaggiaresicuri.it/ è il sito della Farnesina fondamentale per una pianificazione consapevole. Se viaggi in un paese extra-europeo, sottoscrivi sempre un’assicurazione sanitaria con copertura adeguata e non dimenticare mai di iscriverti su http://www.dovesiamonelmondo.it/.

Viaggio strutturato Prenota sempre il mezzo che ti porterà a destinazione e che ti ricondurrà a casa solo dopo aver delineato la struttura dell’itinerario, così da non dover rinunciare a nessuna delle tappe o da non dover prolungare inutilmente delle permanenze. Prendi in considerazione gli alloggi fin dalla fase iniziale di progettazione, soprattutto quando carenti o pericolosi per il budget.

Viaggio sostenibile Cerca di pianificare il viaggio limitando l’impatto ambientale al minimo e sostenendo le comunità locali in ogni tua scelta. Preferisci il treno alla macchina e all’aereo, i campeggi, gli appartamenti e i B&B agli hotel, le attività artigianali o a conduzione familiare alle grandi catene, la bassa e media stagione alla alta. E se proprio non puoi fare a meno dell’auto, prediligi un mezzo ibrido e con cambio automatico. E se proprio non puoi evitare l’alta stagione, escludi le mete più gettonate o opta per gli orari meno affollati.

Viaggio equilibrato Non limitare l’itinerario alle attrazioni turistiche, ma cerca di creare un buon bilanciamento tra attività ricreative, immersive o di scambio culturale. Gli itinerari meno battuti sono quelli che regalano le soddisfazioni più grandi e che contribuiscono a rendere un viaggio personale e indimenticabile.

Viaggio fattibile Non porti obiettivi irrealizzabili e cerca di creare tappe ben dosate per evitare sovraccarichi in termini di spostamenti o attività. Meglio una giornata poco carica che possa permetterti di ripianificare, recuperare tempo in caso di imprevisto o di godere maggiormente di una specifica attività.

Viaggio rispettoso Rispetta sempre le regole comportamentali previste dal paese che ti ospita, legali, spirituali, culturali o ambientali che siano. Apriti nei confronti della diversità, imparando a conoscerla senza pregiudizio. Entra in contatto con i locali con rispetto, empatia e naturalezza.